La proposta di legge del leghista: un bonus solo per i matrimoni religiosi

di Redazione | 25/04/2019

Bonus matrimonio

A mettere la firma su questa proposta di legge depositata alla Camera lo scorso 13 novembre 2018 è il deputato leghista Domenico Furgiuele, insieme a un’altra cinquantina di colleghi. La sua idea è quella di elargire una sorta di bonus matrimonio, ma a una condizione. Che il rito sia di matrice religiosa. Esclusi, dunque, da queste ipotetiche agevolazioni tutti quelli che si uniscono in municipio, compresi coloro che scelgono la strada delle unioni civili.

Bonus matrimonio, la proposta del leghista

Le detrazioni sono previste per tutti i giovani under 35 che hanno un reddito basso e si incardina in un processo che vede diminuire sempre di più il numero di matrimoni in Italia (in dieci anni c’è stato un crollo che ha portato a 54.491 matrimoni religiosi in meno, pari a circa il 34 per cento). La proposta punta a far ottenere ai diretti interessati, che possono dimostrare di avere un reddito inferiore a 23mila euro (11.500 euro a persona all’interno della coppia), un’agevolazione che potrebbe arrivare fino al 20% delle spese connesse alla celebrazione del matrimonio.

Cosa rientrerebbe nel bonus matrimonio

La quota massima detraibile per coppia sarà, stando al testo della proposta di legge presentata da Domenico Furgiuele, pari al 20% di 20mila euro, quindi 4mila euro da dividere in cinque quote costanti in cinque anni. Le spese detraibili sono quelle per fiori, addobbi e decorazioni, per i servizi di ristorazione, per gli abiti nuziali, per le bomboniere e persino per la seduta dal parrucchiere e dall’estetista prima del grande giorno. Ovviamente, tutte le spese devono essere tracciate e documentabili. La proposta di legge, infatti, ha l’obiettivo di eliminare anche una buona fetta di nero che, molto spesso, colpisce proprio le cerimonie nuziali.

FOTO di repertorio ANSA/LUCA ZENNARO

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