Travaglio sminuisce il successo di Mattarella dando la colpa alle reti unificate

di Enzo Boldi | 03/01/2019

Travaglio
  • Marco Travaglio critica l'esaltazione dei dati di ascolto del messaggio di fine anno di Mattarella

  • Per lui, i 10 milioni e mezzo di italiani sono stati obbligati ad ascoltare il discorso del Presidente

  • La colpa è delle reti unificate, ma i numeri del passato smontano la tesi del direttore del Fatto

Prima era colpa dei governi precedenti, colpa di Berlusconi, colpa di Renzi, colpa di Gentiloni e colpa di Napolitano. Ora la ‘colpa’ dell’inconfutabile successo del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – confermato dai palesi, freddi e spietati numeri dell’Auditel – è delle reti unificate. Così Marco Travaglio utilizza questa sponda per sminuire i 10,5 milioni di telespettatori italiani che hanno assistito al consueto messaggio di fine anno dal Quirinale e per attaccare le altre testate, ormai considerate acerrime nemiche della sua battaglia a difesa di Luigi Di Maio e dei suoi Cinque Stelle. Nel suo editoriale, il direttore de Il Fatto Quotidiano paragona i quirinalisti che, all’indomani del discorso a reti unificate hanno incensato il successo pubblico di Mattarella, all’Etna con un articolo dal titolo «Eruzioni di bava».

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Partiamo dai numeri che sono pubblici e fruibili a tutti. Ad aver ascoltato e visto (e parliamo solamente a livello televisivo) il messaggio di fine anno del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sono stati quasi 10 milioni e mezzo di italiani, per uno share (la percentuale che si calcola sul numero delle persone collegate in quel preciso istante al proprio televisore) che super di gran lunga il 60% (esattamente il 61,2% tra le tre reti Rai, quelle Mediaset e La7), e non il 40% come scrive Travaglio nel suo editoriale. E la matematica, come insegnano i saggi, non è un opinione ma un dato di fatto inconfutabile.

Travaglio se la prende con le reti unificate

Mattarella è stato aiutato dalle reti unificate? Certo, ma ogni cittadino del mondo ha in mano uno degli strumenti più democratici, consegnati all’uomo senza aver fatto alcuna battaglia: il telecomando. Ognuno di quei 10,5 milioni di italiani non è stato obbligato a fissare lo schermo per quei 14 minuti di discorso del presidente della Repubblica e poteva benissimo cambiare canale, in una offerta televisiva che, ormai, regala una quantità infinita di programmi su una quantità altrettanto infinita di reti.

I precedenti con il passato

Ma torniamo ai numeri. Facendo un piccolo salto nel passato, possiamo trarre alcune indicazioni matematiche. Il 31 dicembre del 2017 a guardare e ascoltare il discorso di fine anno di Sergio Mattarella furono poco più di 9,5 milioni di telespettatori, cifra in linea con quella confermata dai dati Auditel relativi al 2016. L’anno precedente, il 2015, Mattarella (nel suo primo discorso di fine anno), venne ascoltato da poco più di 10 milioni di italiani. Un numero leggermente inferiore a quanto registrato 365 giorni prima dal suo predecessore Giorgio Napolitano – altro grande acerrimo nemico di Travaglio – che nel suo ultimo messaggio di fine anno (nel 2014) raggiunse 10,3 milioni di spettatori, dato in forte rialzo rispetto ai numeri del 2013 (9,9 milioni) e del 2012 (9 milioni). E anche lì, perché è consuetudine in tutti i Paesi trasmettere a reti unificate (anche se non è stato Monopolio data la già citata pluralità di offerta televisiva) il messaggio di un Presidente. Ergo, il successo di Mattarella è inconfutabile. Evidentemente la bava scorre su altre latitudini.

(foto di copertina: Daniela Parra Saiani/Pacific Press via ZUMA Wire)