Il condono della Lega è tutto fumo (elettronico)

di Enzo Boldi | 23/11/2018

Sigarette elettroniche, Salvini
  • La Vaporart ha finanziato la campagna elettorale della Lega con 75mila euro

  • Spunta il condono, proposto dal Carroccio, sulle tasse non pagate dalle aziende di sigarette elettroniche

  • In futuro, per volontà del M5S, pagheranno anche meno tasse e contributi al Fisco

Un condono tutto fumo e molto arrosto. Come racconta il quotidiano La Stampa, la sanatoria fiscale voluta dalla Lega darà dei benefici anche alle aziende produttrici di sigarette elettroniche. Si parla di 180 milioni di euro che le produttrici delle cosiddette e-cig (e dei liquidi da «svapare») non hanno versato all’Erario nel periodo 2014-2018, ma che oggi, grazie al provvedimento voluto dal Carroccio e inserito nel decreto fiscale, non dovranno più pagare. Niente di strano se non che la campagna elettorale di Matteo Salvini sia stata pagata – in parte – dalla Vaporart, un’azienda che, guarda caso, produce proprio le sigarette elettroniche.

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Non c’è nulla di male dietro questo finanziamento – seppur modico, 75mila euro -, ma a far storcere la bocca è la risultante che ne è venuta fuori. La Stampa ha infatti sottolineato come il condono fiscale andrà proprio a tutelare (anche) le aziende produttrici di sigarette elettroniche, tra cui quella che ha scelto di contribuire alla campagna elettorale della Lega. L’emendamento – firmato dal capogruppo del Carroccio in Senato, Massimiliano Romeo, e dal suo vice Enrico Montani – prevede la cancellazione dei 180 milioni di euro non versati dalle aziende di e-cig negli ultimi quattro anni. E non solo.

Il condono a favore delle aziende di sigarette elettroniche

Altra sponda a favore delle aziende produttrici di sigarette elettroniche è arrivata anche dal Movimento 5 Stelle, con un altro emendamento, firmato dal relatore grillino Emiliano Fenu in commissione Finanze a Palazzo Madama, ne abbatte le tasse e i contribuiti da versare al Fisco per il futuro. Una bella «svapata» di aria pulita – senza gli stringenti laccetti dell’Agenzia delle Entrate – per tutte le aziende di e-cig.

Il finanziamento è in linea con i limiti di legge

Ma torniamo alla Lega. Il proprietario della Vaporart, che attraverso una sua donazione da 75mila euro ha finanziato la campagna elettorale del Carroccio, è controllata dai fratelli Giorgetti (tranquilli, è solo un caso di omonimia con Giancarlo, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e braccio destro di Matteo Salvini). E proprio uno dei due Giorgetti ha confermato il versamento nelle casse della Lega. Tutto entro i limiti di legge. Ma fa sorridere che, come da tipico modus operandi italico, anche il «governo del Cambiamento» si sia reso protagonista di affari da prima e seconda Repubblica.

La precisazione della Vaporart

Come già scritto nel nostro articolo, l’azienda Vaporart ritiene comunque necessario sottolineare quanto segue: «il contributo elettorale erogato dalla Vaporart alla Lega è avvenuto in piena trasparenza e in totale rispetto delle norme di legge. Si tratta di una decisione condivisa dai vertici aziendali, avvenuta in modo legittimo e alla luce del sole nel febbraio 2018, molto prima dunque della formazione di questo Governo e dell’ingresso della Lega nell’esecutivo. Il finanziamento, tra l’altro, è stato comunicato per tempo alla Camera dei Deputati per opportuna registrazione. In ogni caso, Vaporart conferma e rivendica – anche in ragione di uno storico rapporto di militanza che ha legato l’Ing. Gianluca Giorgetti al partito della Lega – di aver contribuito in piena trasparenza alla campagna elettorale del suddetto partito che da anni manifesta, anche attraverso posizioni pubbliche espresse dal suo Leader, Matteo
Salvini, sostegno nei confronti di un settore, quello delle sigarette elettroniche, composto da centinaia di piccole e medie imprese e migliaia di lavoratori. Di fronte a questa verità dei fatti, sarebbe piuttosto interessante
“indagare” se dietro l’interesse giornalistico attorno a questa vicenda non ci sia, invece, qualche altro tipo di interesse, magari sostenuto da qualche multinazionale del settore del tabacco, capace di azioni molto più forti e penetranti rispetto alla forza di piccole e medie imprese italiane che contribuiscono ogni giorno allo sviluppo
economico di questo Paese, all’indotto occupazionale e, in questo caso, alla lotta al tabagismo e alle malattie fumo correlate».

(foto di copertina: ANSA/ CIRO FUSCO)