L’importanza di chiamarsi Pairetto

di Gianmichele Laino | 02/11/2018

Luca Pairetto

Ma perché è così importante la designazione di Luca Pairetto come arbitro della partita Napoli-Empoli di questa sera, 2 novembre, valida per l’undicesima giornata di Serie A? Perché probabilmente va a creare un precedente non da poco, anche se la polemica poteva già essere avviata lo scorso anno, quando il fischietto della sezione di Nichelino arbitrò Napoli-Sassuolo (terminata con il punteggio di 3-1 per gli azzurri).

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Chi è Luca Pairetto

Si tratta, infatti, della seconda volta in serie A che Pairetto arbitra il Napoli, che già l’anno scorso si è rivelata essere diretta concorrente della Juventus nella corsa scudetto. Ma cosa c’entra l’arbitro Luca Pairetto con tutto questo? Diciamo che ha un cognome pesante. Pairetto era anche Pierluigi, padre di Luca, arbitro anche lui. Fu coinvolto nella vicenda di Calciopoli, per i suoi frequenti contatti telefonici con Luciano Moggi. E venne condannato dalla giustizia sportiva: squalifica di 2 anni e 6 mesi in primo grado, in secondo grado 3 anni e 6 mesi, 2 anni e 6 mesi nella sentenza definitiva del CONI (il reato cadde in prescrizione, invece, dal punto di vista penale).

Pairetto è, soprattutto, anche Alberto. Fratello dell’arbitro Luca, riveste un ruolo di primo piano nella società della Juventus. Ricopre, infatti, la mansione di Head of Events, citato molto spesso anche negli articoli del sito ufficiale dei bianconeri. Dunque, un legame attestato e riconosciuto.

Se, quindi, le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, quelle dei fratelli possono condizionare pesantemente la loro carriera. Specialmente quando ci troviamo nel mondo del calcio. Non è un caso che Luca Pairetto non abbia mai arbitrato in carriera una partita della Juventus. Non può farlo, in effetti, per un articolo del codice etico dei fischietti italiani, riportato anche dal giornalista del Corriere della Sera Gianluca Abate sui suoi canali social:

Cosa dice il regolamento etico degli arbitri a proposito di Luca Pairetto

Stando al punto 6.3, riguardante il conflitto d’interesse degli arbitri, «l’Associato si deve astenere dall’assumere decisioni, anche mediante la sua partecipazione alla loro adozione, o dallo svolgere
qualsiasi attività, dalle quali possa risultare un conflitto, anche potenziale, tra gli interessi dell’Associazione e quelli personali propri dell’ Associato stesso e/o di persone a lui a diverso titolo collegate (familiari, conviventi, colleghi di lavoro, collaboratori, ecc.)».

Se la Juventus va bene, il fratello dell’arbitro Pairetto è contento – come è giusto che sia. Per questo, il giovane e talentuoso Luca (classe 1984) non potrà mai arbitrare i bianconeri fino a quando Alberto sarà in società. Ma la discussione delle ultime ore riguarda anche le dirette concorrenti dei bianconeri alla lotta al titolo. Il conflitto d’interesse può configurarsi anche quando una squadra è rivale della Juventus? Luca Pairetto potrà arbitrare le partite di Napoli, Inter, Roma e di qualsiasi altra squadra che, almeno all’inizio del campionato, sia in condizione di duellare con i bianconeri? La risposta dovrebbe essere negativa.

Anche perché, in caso di errori arbitrali (anche in buona fede), il polverone sarebbe insostenibile e controproducente per tutti. Resta solo da capire perché la polemica sia partita soltanto quest’anno, quando anche nella scorsa stagione Luca Pairetto arbitrò un match del Napoli, lanciato nel duello con la Juventus in piena corsa scudetto. Gli effetti dell‘inchiesta giornalistica di Report che, sebbene soltanto in parte, ha sfiorato Alberto Pairetto nella sua ricostruzione?