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No, l’Onu non dice che il parmigiano fa male come le sigarette

Oggi, come noterete sui social network, sta facendo discutere il report dell’Oms, derivazione delle Nazioni Unite, su quei prodotti che potrebbero esser potenzialmente nocivi alla salute dell’uomo. I giornali titolano sui cibi italiani nel mirino. Eccellenze come il parmigiano, l’olio e il prosciutto sarebbero stati ritenuti nocivi come le sigarette. In realtà l’Onu (o meglio Oms) non ha mai detto una cosa del genere. Eppure il concetto è passato così, su molti media.

Fonti diplomatiche assicurano che la riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu del 27 settembre si concluderà con una dichiarazione politica. Non ci sono voti sull’ipotesi di aumentare le tasse e applicare immagini dissuasive. Anche perché si è scatenato il panico per nulla.

Nel report “Time To Deliver”  l’Oms non criminalizza specifici alimenti ma bensì parla della riduzione del sale anche tramite la fissazione di livelli nei prodotti alimentari e tramite campagne di informazione. questo per migliorare la salute di tutti. Non per aggredire il Made in Italy. Basta leggere il report: lo trovate qui.

Basta tradurlo dall’inglese, come ha fatto Butac.

“La Commissione riconosce che si sono già fatti passi avanti sulla prevenzione delle NCD; le sue raccomandazioni hanno lo scopo di basarsi sul lavoro esistente e di suggerire aree che necessitano di un’azione rafforzata. Esiste un consenso internazionale sul fatto che le morti delle malattie non trasmissibili possono essere ampiamente prevenute o ritardate implementando una serie di interventi economicamente convenienti, accessibili e basati su prove. Gli Stati membri hanno approvato un elenco di raccomandazioni e interventi economicamente convenienti dal titolo “Migliori acquisti e altri interventi raccomandati per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili”

Tra le note oltretutto scopriamo che:

“L’Italia e gli Stati Uniti d’America si sono dissociati dal paragrafo operativo numero 1 della risoluzione WHA70.11 e non hanno approvato la serie aggiornata di migliori acquisti e altri interventi raccomandati per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili. Hanno affermato, tra l’altro, di ritenere che le prove alla base di determinati interventi non fossero ancora sufficienti per giustificare la loro inclusione. Ritenevano che gli interventi proposti dovessero riflettere anche l’opinione secondo cui tutti gli alimenti potrebbero essere parte di una dieta generale sana”.

Onestamente trovo l’ultima frase un pugno in faccia, spero vivamente che non sia proprio così che l’obiezione è stata posta. Perché è sbagliata, è noto che ci sono alimenti che non sono assolutamente sani, sostenere che tutti gli alimenti potrebbero essere parte di una dieta sana è una presa per i fondelli. Ma come avete capito i fatti partono da un po’ più lontano, il fulcro della discussione giornalistica (e politica) risiede nel paragrafo numero 1 di un documento del 2017, la risoluzione WHA70.11. Anche quella di facile reperibilità. Ma la stessa risoluzione nel paragrafo uno ci rimanda all’appendice 3 sulla prevenzione della malattie non trasmissibili. Anche quella la si trova online. Il punto su cui si dibatte è questo:

“L’Assemblea Generale ha invitato il settore privato, al fine di rafforzare il suo contributo alla prevenzione e controllo delle malattie non trasmissibili, a: a) prendere misure per implementare la serie di raccomandazioni dell’OMS per ridurre l’impatto del marketing dei cibi malsani e bevande non alcoliche per bambini; b) considerare il produrre e promuovere più prodotti alimentari coerenti con una dieta sana; c) promuovere e creare un ambiente che consenta più comportamenti sani tra i lavoratori; d) lavorare per ridurre l’uso di sale nell’industria alimentare; e) contribuire agli sforzi per migliorare l’accesso e  la convenienza di farmaci e tecnologie nella prevenzione e controllo delle malattie non trasmissibili”

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Trovate per caso qualche attacco al cibo italiano, spagnolo, francese? No. Da nessuna parte si parla di mettere tasse sui cibi ma semplicemente di fornire raccomandazioni alimentari. Semplicemente si è levata una crociata in difesa del Made in Italy quando non c’è nessun attacco al Made in Italy. C’è solo propaganda. Cui prodest?

(foto copertina ANSA)