Le Ong bussano al ministro Toninelli. La polizia sgombera | VIDEO

di Redazione | 13/07/2018

Ieri oltre 50 attivisti si sono incatenati da ieri all’alba all’ingresso del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), a capo della Guardia Costiera e quindi responsabile per la gestione dei soccorsi segnalati alla stessa. «Siamo indignati per le politiche del governo che, con la connivenza dell’UE, stanno consapevolmente e colpevolmente lasciando annegare sempre più persone nel Mediterraneo Centrale, quando non vengono ricondotte forzatamente all’inferno libico dalle motovedette donate alla Libia dalla stessa Italia», hanno commentato gli attivisti sorreggendo lo striscione #NAUFRAGIDISTATO.

Le ONG impegnate nel soccorso in mare Sea-Watch e Open Arms si sono unite all’iniziativa e con una delegazione della rete #RestiamoUmani, cui si è associato il deputato di +Europa Riccardo Magi, hanno richiesto un incontro con il Ministro Toninelli, senza successo: il titolare del Dicastero non si è reso disponibile nemmeno per un contatto telefonico volto a fissare un momento di confronto futuro. La delegazione richiedeva di parlare con il responsabile politico del Ministero, è stata invece ricevuta dal Capo Ufficio Stampa del Ministro, in presenza di un Comandante della Guardia Costiera Italiana. La delegazione ha riportato le criticità della politica attuale, sottolineando le responsabilità anche del precedente governo. Si è contestata la liceità delle dichiarazioni di chiusura dei porti italiani. Questo perché il divieto di accesso ai porti è stato di fatto applicato alle ONG e esteso ad assetti militari europei e persino a navi battenti bandiera Italiana, come il mercantile VOS THALASSA, mentre alla Guardia Costiera italiana è impedito di operare regolarmente operazioni di trasbordo e sbarco in tempi brevi, come da normativa sul soccorso.

«Abbiamo fatto – spiega la responsabile della ONG in Italia Alfonsi- una richiesta di accesso agli atti ufficiali alla base del negato accesso ai porti italiani a Open Arms, solo per uno scalo tecnico: non ci risulta ci siano atti esistenti a giustificare una simile iniziativa» ha riportato. «Perché le stesse infinite ispezioni e controlli rispetto all’idoneità delle navi ONG al soccorso non si applicano agli assetti libici?», chiede invece Linardi di Sea-Watch. La delegazione ha concluso richiamando il Dicastero alla sua competenza: assicurarsi che l’Italia non si renda rea degli annegamenti in mare, restringendo la possibilità per assetti europei, civili e non, di salvare vite in mare istituzionalizzando così il reato di omissione di soccorso.

Dopo il mancato incontro gli attivisti hanno proseguito il presidio fino alle 15.00 quando la Polizia è intervenuta e, con l’aiuto dei Vigili del Fuoco, ha tranciato le catene con cui le persone si erano legate e le ha portate di peso fuori dal Ministero.

Foto copertina Credit: Ruben Neugebauer/SeaWatch