Giuseppe Conte copia Macron ma sbaglia la citazione di Dostoevskij su Puskin

di Andrea Mollica | 05/06/2018

Conte

Giuseppe Conte, o chi ha scritto il discorso per lui, ha fatto un errore piuttosto grosso nell’intervento svolto di fronte al Senato della Repubblica. «Le forze politiche che integrano la maggioranza di Governo sono state accusate di essere populiste, antisistema. Bene, sono formule linguistiche che ciascuno è libero di declinare. Se populismo è l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente – e qui traggo ispirazione dalle riflessioni di Dostoevskij, nelle pagine di «Puškin» – se antisistema significa mirare a introdurre un nuovo sistema che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene, queste forze politiche meritano entrambe queste qualificazioni», dice il presidente del Consiglio.

L’errore di Conte su Dostoevskij e Pushkin per una cattiva comprensione di Macron

Rachel Donadio, giornalista di The Atlantic, ha trovato la probabile fonte dell’intervento di Giuseppe Conte, la conferenza stampa tra Emmanuel Macron e Vladimir Putin svolta alcuni giorni fa a San Pietroburgo, in cui il presidente francese aveva citato proprio il discorso di Dostoevskij su Puškin. «Je suis convaincu que nos deux pays ont vocation et intérêt à définir, pour reprendre les termes de DOSTOIEVSKI dont nous parlions tout à l’heure dans son discours sur POUCHKINE, un vrai terrain de conciliation pour toutes les contradictions européennes. Io sono convinto che i nostri due Paesi abbiano vocazione e interesse a definire, per riprendere le parole di Dostoevskij delle quali parlavamo poco fa nel suo discorso su Puškin, un vero terreno di conciliazione per tutte le contraddizioni europee», ha detto Macron. Il presidente francese indicava questo passaggio del discorso di Puškin tenuto da Dostoevskij all’inaugurazione del monumento dedicato al grande scrittore russo.

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ANSA/ANGELO CARCONI

La citazione originale di Dostoevskij su Pushkin non c’entra col populismo

«Sì, la missione del popolo russo è incontestabilmente paneuropea e universale. Diventare un vero russo, diventare completamente russo, forse significa soltanto diventare fratello di tutti gli uomini, uomo universale (…). A un vero russo il destino dell’Europa sta tanto a cuore quanto la Russia stessa, perché il nostro destino è l’universalità, acquistata non con la spada ma con la forza della fratellanza fra tutti gli uomini. Coloro che verranno, i futuri russi, comprenderanno che diventare un vero russo significa aspirare alla definitiva conciliazione delle contraddizione europee: l’anima russa, profondamente umana, saprà abbracciare con vero amore fraterno tutti i nostri fratelli, e alla fine, forse, dirà la definitiva parola della grande armonia universale, del definitivo accordo di fratellanza fra tutti i popoli, secondo la legge di Cristo».

 

Emmanuel Macron si riferiva a un messaggio di rinconciliazione tra popoli, fedelealla missione di quello russo in un contesto di relazioni difficili tra Europa e Mosca, mentre Giuseppe Conte ha sostanzialmente una parafrasi del significato di populismo assente nel discorso su Puškin di Dostoevskij. Nello storico intervento dello scrittore di Delitto e Castigo non c’è nessun riferimento a quanto detto Conte al Senato, che ha definito il discorso come se fosse un’opera.