Per il ministro dell’Interno Matteo Salvini, le Ong che salvano vite sono «vicescafisti»

di Redazione | 03/06/2018

Matteo Salvini Ong

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha già iniziato a far risuonare nelle piazze d’Italia la sua battaglia contro l’immigrazione, tema caldo (e vincente) della sua campagna elettorale. Le prime vittime dei suoi attacchi sono le Ong, le organizzazioni non governative che, con il loro lavoro, riescono a salvare tantissime vite nel Mediterraneo (e non solo).

LEGGI ANCHE > Minniti sfida le Ong: «Siete libere? Allora portate i migranti in altri Paesi UE»

Matteo Salvini Ong, la definizione di «vicescafisti»

«Stiamo lavorando e ho le mie idee – ha detto dal palco di Vicenza, dove Matteo Salvini è intervenuto per dare appoggio e supporto al candidato leghista della città -: quello che è certo è che gli Stati devono tornare a fare gli Stati e nessun vicescafista deve attraccare nei porti italiani». Il riferimento alle Ong, troppe volte messe sotto accusa nei mesi scorsi, è decisamente chiaro.

Così, dopo Marco Minniti – il ministro dell’Interno del Partito Democratico che l’anno scorso, attraverso i regolamenti emanati per il soccorso dei migranti nelle acque del Mediterraneo, visse momenti di tensione per il suo rapporto con le Ong -, anche Matteo Salvini torna ad attaccare le Organizzazioni non governative.

Le Ong hanno un ruolo indispensabile nella crisi dei flussi migratori. In un vuoto di intervento che, sempre più spesso, si viene a creare all’interno delle acque del Mar Mediterraneo, le organizzazioni non governative hanno mezzi a disposizione per offrire primo soccorso. Le loro operazioni sono coordinate dalle autorità del Paese all’interno del quale operano e hanno precisi limiti (sia territoriali, sia di intervento) oltre i quali non si possono spingere.

Matteo Salvini Ong: «Per i clandestini la pacchia è finita»

Eppure, l’attacco nei loro confronti da parte dei titolari del Viminale (si veda il caso Minniti, appunto) non è una novità. Definire le Ong «vicescafisti» significa rivolgere loro un’accusa molto grave, dal momento che si sottintende il paragone con una attività illecita portata avanti da chi, ad esempio dalle coste della Libia, si rende protagonista di vere e proprie violazioni dei diritti umani, con il traffico di corpi da una parte all’altra del mondo.

La differenza sostanziale sta, però, nel concetto di accoglienza o, meglio, di «non accoglienza», di cui Salvini si è da sempre fatto promotore. C’è un altro passaggio del suo comizio a Vicenza che risulta essere piuttosto controverso: «Per gli immigrati clandestini è finita la pacchia, preparatevi a fare le valigie, in maniera educata e tranquilla, ma se ne devono andare».

Ovviamente, il mantra di Salvini è sempre stato questo, non c’è nessuna novità nelle sue parole. Tuttavia, il palco di Vicenza segna il passo ugualmente: prima di questo momento, infatti, la sua idea sui migranti poteva essere derubricata semplicemente come uno spot per una perenne campagna elettorale. Ora, dopo il giuramento di venerdì scorso al Quirinale, le sue sono dichiarazioni ufficiali da ministro. Che preannunciano un piano operativo – e concretamente realizzabile – sulla questione.