Beppe Grillo governo M5S-Lega
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La benedizione sofferta di Beppe Grillo al «matrimonio che lo inquieta» con la Lega

«Lunedì sarà tutto ok. Alla fine con la Lega andremo d’accordo: i loro giovani sono molto simili ai nostri». Le parole sono di Beppe Grillo che, dal palco di Insomnia – lo spettacolo teatrale che sta portando in tour in questo 2018 – alla fine benedice il contratto di governo M5S-Lega. Tuttavia, si mostra ben consapevole che non sarà un matrimonio indolore. Ci sono cose, in questa unione, che lo inquietano in maniera notevole.

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Beppe Grillo governo M5S-Lega, il matrimonio che lo «inquieta»

«Mi agita, mi agita questo matrimonio. Lo stress, che stress questo matrimonio…». Grillo, al solito, pronuncia queste frasi con intento ironico. Ma alla fine, le sue battute valgono almeno quanto una investitura politica. Così, sebbene con qualche timore pienamente giustificato, il comico di Genova dà – di fatto – il via libera all’esperienza di governo del ‘suo’ Movimento 5 Stelle.

Del resto, secondo Beppe Grillo, la cosa più importante di questa nuova stagione politica è «aver fatto fuori il Pd e lo psiconano», essere riusciti a sovvertire l’ordine delle cose. Pazienza, poi, se per avviarne uno nuovo sarà necessario ingoiare qualche rospo. Come riportato da Il Giornale, il rapporto tra Beppe Grillo e il leader della Lega è da sempre stato conflittuale. Tra i due sono volate parole molto grosse, si sono accusati reciprocamente di essere una delle cause della disgrazia dell’Italia. Ma alla fine si troveranno dalla stessa parte per provare a riscrivere la storia.

I duri e puri delle origini hanno comunque una via di fuga dal governo M5S-Lega

Anche se, in fondo, quell’inquietudine che Beppe Grillo ha dichiarato di provare lascia aperto un altro spiraglio. Il comico non ha fatto altro che assumere la maschera del militante della prima ora che, in questo momento, si trova a dover giustificare una alleanza che non era mai stata neanche lontanamente preventivabile nella scorsa legislatura. Per questo parla di inquietudine e per questo lascia la porta aperta ai suoi uomini all’interno del Movimento. Roberto Fico, ad esempio, che – nel suo ruolo istituzionale di presidente della Camera – ha una sorta di bavaglio sulle strategie politiche. Se le cose non dovessero andare bene, alla fine, sono queste figure (insieme, magari a quell’Alessandro Di Battista in partenza per le Americhe) a rappresentare la exit strategy del Movimento di una volta.