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Di Maio e i cambiamenti del M5S sulla Siria e la Nato

Luigi Di Maio ha preso una posizione sulla Siria praticamente identica a quella assunta dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, e assai distinta dal possibile partner di governo Matteo Salvini. Il capo politico del M5S ha ribadito il sostegno e la vicinanza agli alleati, auspicando che l’attacco militare di Usa, Regno Unito e Francia rimanga limitato.

Di Maio e i cambiamenti del M5S sulla Siria e la Nato

Non c’è un appoggio esplicito all’azione militare, ma l’enfasi sulla vicinanza agli alleati Nato e la condanna dell’uso di armi chimiche, il motivo dell’attacco missilistico portato ieri, evidenziano la forte differenza con Salvini, schierato sul no a prescidere a qualsiasi bombardamento contro la Siria di Assad sostenuta da Putin.

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«Siamo preoccupati per quel che sta accadendo e riteniamo che in Siria occorra accelerare con urgenza il lavoro della diplomazia, incrementando i canali si assistenza umanitaria. L’uso di armi chimiche, come ho già detto, è intollerabile ma mi auguro che l’attacco di oggi resti un’azione limitata e circoscritta e non rappresenti invece l’inizio di una nuova escalation. Restiamo al fianco dei nostri alleati, soprattutto perché in questa fase delicatissima credo che l’Ue debba avere la forza di farsi vedere compatta e unita, anche nell’invitare le Nazioni Unite a compiere ispezioni sul terreno in Siria affinché si accertino le responsabilità sull’uso di armi chimiche da parte di Assad. Su questo aspetto, in particolare, mi auguro che anche il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si mostri coeso», ha scritto Luigi Di Maio sul suo profilo Facebook e sul blog delle Stelle.

 

Sono dichiarazioni molto distanti rispetto a quelle fatte solo un anno fa, quando il non ancora capo politico del M5S si schierò contro il raid missilistico degli Stati Uniti contro la base militare di Shayrat, deciso dal presidente Trump per sanzione un altro attacco con le armi chimiche da parte del regime di Assad.

Di Maio contro l’attacco in Siria a Shayrat nel 2017

«Tenete presente che i missili lanciati ieri dagli Stati Uniti ci costano circa 60 milioni di dollari. Se avessero sganciato 60 milioni di dollari in banconote verso le popolazioni in difficoltà, non le avrebbero aiutate di più?», aveva detto Di Maio a commento dell’azione militare che i suoi compagni di movimento avevano condannato con molta forza.

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Alessandro Di Battista aveva attaccato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni con parole durissime, per una posizione sostanzialmente identica a quella di Di Maio ora. «Le parole di #Gentiloni sono sconvolgenti. Doveva richiamare alla pace ma un vassallo evidentemente non è libero di farlo. #Pace #NoWar”».

 

Di Maio contro l’attacco alla Siria nel 2013

Nel 2013 Di Maio era stato altrettanto duro contro Enrico Letta quando Barack Obama aveva annunciato un possibile attacco contro la Siria, che poi non ci fu, per un altro attacco con le armi chimiche.

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Il candidato premier del M5s Luigi di Maio con Alessandro di Battista nella sede del comitato elettorale del M5s in una foto tratta dal profilo facebook di Di Battista. ++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO’ ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L’AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++

«Vorrei che Letta avesse la stessa sensibilità di Giancarlo nel dire ad Hollande e Obama che noi con il bombardamento della Siria non vogliamo avere niente a che fare. E non c’è scusa che tenga per giustificare un attacco con le armi per fermare altre armi. Soprattutto perché non è stata trovata alcuna arma chimica dagli ispettori Onu.  Vorrei sentir dire a Letta “io la mia gente non la metto in pericolo. L’Italia è il Paese più esposto nel Mediterraneo in caso di ritorsioni”.  Ma è il Presidente del Consiglio che non abbiamo. Il Governo e la maggioranza che non abbiamo. Sono giorni che dicono “vorremmo ma non possiamo, trovate una soluzione per farci partecipare”. SIR Not in my name», aveva scritto Di Maio su Facebook. Nei mesi successivi la sua affermazione sulla mancanza di armi chimiche è stata poi smentita proprio dagli ispettori Onu.