La camorra e il riciclaggio attraverso pubblicità e serie tv, come il commissario Rex

di Redazione | 06/04/2018

commissario rex

Cosa c’entra il commissario Rex con la camorra? No, non è una domanda relativa alla trama di una delle puntate di cui è protagonista il cane poliziotto, ma riguarda un’inchiesta della procura di Roma sul riciclaggio da parte della criminalità organizzata attraverso serie televisive e pubblicità famose. Ne parla oggi il quotidiano Il Tempo in un’articolo a firma di Andrea Ossino. ‘Rex‘, serie tv italiana prosecuzione di quella austriaca, è una di quelle utilizzate dalla camorra, ad insaputa dei produttori, per pulire soldi sporchi attraverso società fittizie. Da un’informativa dei carabinieri del Nucleo Investigativo è emerso che 16 importanti società di cinema sono state sfruttate e danneggiate dai camorristi per riciclare denaro attraverso false fatturazioni, fatture per operazioni inesistenti dal valore di 1,5 milioni. Nell’indagine, al vaglio del pm Nadia Plastina, emerge un «sistema cinema» fatto di «fatture di cortesia» e manodopera in nero.

La camorra e il riciclaggio attraverso serie tv, coinvolta la società di Rex

Al centro dell’indagine c’è Gaetano Vitagliano, un uomo dal curriculum criminale legato alla camorra degli scissionisti, il clan degli Amato-Pagano. Le fatture avevano ad oggetto la «fornitura di materiali e attrezzature scenografiche, la fornitura di personale o la fornitura di pulizia». Le produzioni sono estranee alle indagini. Spiega Ossino su Il Tempo:

Sono molte le società che non erano a conoscenza delle finalità illecite di quelle operazioni. A cominciare dalla Dog’s Life srl, i cui amministratori hanno mostrato oltre 15 fatture per un valore di oltre 53 mila euro emesse dalle società lavatrici. Sono documenti relativi alla «fornitura di materiale di scena» della serie televisiva Rex. Anche la Paco cinematografica si è trovata in una situazione simile, assumendo «liberi professionisti per la produzione denominata “La miglior Offerta”». E poi c’è la Veda’s project, che si è occupata della «produzione denominata “Luigi Tenco”». E ancora ci sono la MM Production e la Wildside. Ad essere sentito dagli inquirenti è stato anche Fabio Boldi, fratello di Massimo e procurato re e socio (all’1%) della Mari film, che nella realizzazione del film «Matrimonio a Parigi» avrebbe ricevuto fatture dalla società in odor di mafia per circa 60mila euro. La Fandango Srl non sapeva di essere sfruttata per riciclare il denaro mentre girava il film «Tutto tutto niente niente». E la Cattleya non immaginava di avere in archivio fatture per migliaia di euro riconducibili alle società lavatrici.

Le società lavatrici sarebbero la Cisco, la Cisco Unipersonale e la Project. I produttori, amministratori, registi e maestranze del mondo del cinema avrebbero avuto contatto con quelle società per via di contratti stipulati dai loro collaboratori.