«I figli delle Brigate Rosse mi hanno chiesto perdono»

di Redazione | 22/03/2018

figli Brigate Rosse

Una questione tra figli, dopo che i padri hanno vissuto – da una parte e dall’altra della storia – uno dei drammi più tremendi della storia della repubblica italiana. Giovanni Ricci è il figlio di Domenico Ricci, uno dei carabinieri della scorta di Aldo Moro morto in via Fani, in quel 16 marzo del 1978. A quarant’anni di distanza, nell’anniversario della strage, ha espresso dichiarazioni concilianti nei confronti dei familiari dei componenti delle Brigate Rosse.

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FIGLI BRIGATE ROSSE HANNO CHIESTO PERDONO

«Io ho incontrato alcuni figli e nipoti di brigatisti che hanno partecipato al sequestro Moro – ha detto Ricci -: hanno coscienza degli errori che hanno fatto i loro genitori e mi hanno chiesto anche perdono ma non sono i figli a dover pagare le colpe dei padri». Insomma, un adagio che anche in questa circostanza non può non essere preso in considerazione.

Tuttavia, queste dichiarazioni di apertura e di perdono da parte di chi ha perso il padre nella strage sembrano quasi in controcanto rispetto a quanto avvenuto negli ultimi giorni. Prima Barbara Balzerani, una delle partecipanti alle riunioni delle Brigate Rosse che ha parlato del «ruolo della vittima che sta diventando un mestiere», poi l’atto vandalico al monumento in memoria di Aldo Moro in via Fani di questa mattina.

FIGLI BRIGATE ROSSE, LA DIFFERENZA TRA CHI SI È PENTITO E CHI NO

A distendere i toni ci pensa proprio il figlio del carabiniere Domenico Ricci. «Pur condividendo pienamente le parole del capo della Polizia Franco Gabrielli sulla differenza tra chi era dalla parte del male e chi del bene, io sto cercando disperatamente anche di marcare una differenza tra gli stessi brigatisti, tra chi ha ammesso le proprie colpe e gli irriducibili – ha aggiunto Ricci -. Chi ha sbagliato è un assassino e tale rimarrà, ma chi afferma il fallimento di un’ideologia e ammette di aver fatto l’errore più grande della sua vita è da considerare in maniera diversa da chi ancora incita all’odio».

FOTO ANSA/PAT