Il giurista Maddalena: «Vaccinarsi non è un dono che facciamo agli altri, questa legge è incostituzionale»

di Gianmichele Laino | 21/11/2017

Paolo Maddalena

Rinviata a mercoledì 22 novembre la decisione della Consulta sulla legge sui vaccini, entrata in vigore lo scorso 6 agosto. La Corte Costituzionale, infatti, deciderà sul ricorso promosso dalla regione Veneto contro il Presidente del Consiglio dei ministri, in tema di obbligo vaccinale a scuola. In attesa del verdetto, Giornalettismo ha intervistato l’ex vice-presidente della Corte Costituzionale Paolo Maddalena, convinto sostenitore dell’incostituzionalità della legge voluta dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Alla discussione in aula non sono state ammesse le associazioni malati Emotrasfusi e vaccinati, il Codacons, Articolo 32, associazione italiana diritti del malato e Aggregazione veneta.

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PAOLO MADDALENA, LE SUE PAROLE A GIORNALETTISMO

«Innanzitutto – ci dice – io non sono contrario alla legge. Questa è una cosa che è stata fatta passare da un certo tipo di stampa. Io sollevo dei profili di incostituzionalità della legge stessa. Quando siamo di fronte a un trattamento sanitario, infatti, bisogna sempre bilanciare i rischi degli effetti collaterali, che sono scientificamente accertati, e i rischi di contrarre la malattia. Di conseguenza, di fronte alle malattie molto gravi come la poliomielite, non c’è dubbio che si debba scegliere il vaccino. Ma nei casi di altre malattie meno gravi, questa scelta può anche non essere fatta».

Secondo il giudice Maddalena, lo Stato non può sostituirsi ai genitori e alle famiglie nel mantenere, istruire ed educare la prole, come previsto dalla Costituzione, facendo venir meno una loro libera scelta. E in più, sempre secondo Maddalena, una legge sui vaccini non può sanzionare un bambino privandolo del diritto all’istruzione: «Lo Stato non può impedire alle famiglie di mandare il figlio all’asilo se non è vaccinato. Il bambino, infatti, si troverebbe al di fuori dell’ambiente frequentato dai compagni semplicemente perché i genitori non lo vogliono vaccinare: è una forma di coazione indiretta non ammissibile giuridicamente, perché manca il principio della proporzionalità della pena e della sua applicazione».

PAOLO MADDALENA, I PROFILI DI INCOSTITUZIONALITÀ

Ma se prima della legge Lorenzin erano comunque previste quattro vaccinazioni obbligatorie e nessuno sollevava problemi dal punto di vista costituzionale, perché – ora che queste vaccinazioni sono diventate dieci – le cose dovrebbero cambiare? «Il confine – risponde Maddalena – sta proprio negli equilibri tra i rischi degli effetti non desiderati e il vantaggio di evitare la malattia. Si va contro l’articolo 32, comma 2 della Costituzione, dove viene previsto il trattamento sanitario salvo il rispetto della persona umana. E questo rispetto, in presenza di così tante vaccinazioni, viene meno. In più, perché impedire a un bambino di andare a scuola come pena per un mancato rispetto dell’obbligo? È una cosa completamente illogica».

Il giudice Maddalena, poi, interviene anche sulla questione del rapporto tra il singolo e la collettività nel caso delle vaccinazioni, sostenendo che la tutela di tutti non è in contraddizione con il principio della libera scelta di ciascuno: «Il diritto alla salute riguarda la collettività. Ma le premesse che abbiamo fatto fino a questo momento non sono in contraddizione con questo principio: la libera scelta tutela sia il singolo, sia la collettività. La vaccinazione non è un dono che noi facciamo agli altri, non ci si sacrifica vaccinandosi: l’applicazione dei diritti fondamentali del singolo coincide con la tutela della collettività».

PAOLO MADDALENA, IL GIUDIZIO DELLA CORTE ARRIVERÀ RAPIDAMENTE

Domani, in ogni caso, la Corte Costituzionale darà il via all’udienza per stabilire la legittimità del provvedimento sui vaccini. Secondo il giudice Maddalena, il verdetto potrà arrivare già a brevissimo termine: «Quando si tratta di temi così importanti – dice – dopo la camera di consiglio, la Corte emette il verdetto entro poco tempo. Poi ci saranno trenta giorni di tempo per il deposito della sentenza». Nessun rischio, dunque, che si arrivi al 30 marzo – data ultima prevista dalla legge per mettersi in regola con le vaccinazioni – con un giudizio ancora pendente.

Ma quello italiano – così come previsto dalla legge Lorenzin – è davvero il modello migliore per disciplinare le vaccinazioni? «In Francia verrà previsto l’obbligo come da noi. Ma ci sono tanti Paesi in cui l’obbligo non c’è e la copertura vaccinale è più che soddisfacente. Bisogna tener conto della specificità dei popoli e dei Paesi, ma questa specificità viene messa a rischio dal pensiero neoliberista e dall’uniformarsi delle regole. Ma è una perdita di ricchezza. La diversità è importante».