Il Signor Distruggere e la piaga delle mamme pancine: «Il problema è l’ignoranza bigotta»

di Stefania Carboni | 09/10/2017

signor distruggere

Lui si chiama Il Signor Distruggere, aka Vincenzo Maisto, e se non sapete chi è o siete una pancina o non amate particolarmente i social. Distruggere si infiltra nei gruppi chiusi di Facebook e prende il peggio che c’è. Ovvero tutti i pregiudizi, l’ignoranza e le assurdità dei social italiani. Dai gruppi chiusi delle mamme pancine che danno i mesi ai figli come se fossero formaggi stagionati (“ho una piccola gioia di 34 mesi” nda), alle donne collezioniste di bambole che spacciano i propri bambolotti reborn portandoli da medici in carne e ossa. In realtà Maisto è da anni che racconta il disagio virtuale. Disagio che spazia da donne che conservano la propria placenta in casa fino a persone che mettono annunci di lavoro al limite dello schiavismo umano. Questa gente esiste davvero. Potrebbe esser la tua vicina di casa, l’amico della palestra, il collega di lavoro.

Abbiamo intervistato Il Signor Distruggere per capire un po’ come funziona questo fantastico mondo.

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Mammine pancine, mamme vegane contro l’invidia, Distruggere viaggia da tantissimo tempo nel disagio della rete. Ma quale è stata la prima “categoria” di persone a cui hai distrutto i sogni altrui esponendo la realtà oggettiva?

La pagina Facebook è nata nel 2011, il blog qualche anno più tardi. Iniziai con la rubrica “Il mio essere choosy”, che faceva il verso all’allora ministro Fornero, condividendo alcune mie bizzarre esperienze lavorative da precario raccolte nel libro “Distruggere i sogni altrui esponendo la realtà oggettiva”. Quindi iniziai distruggendo me stesso. Si passò presto ai casi umani, ai santoni ciarlatani, ai nazivegani, ai complottari, ai terrapiattisti, ai bigotti medioevali, agli schiavisti… fino ad arrivare, oggi, alle mammine pancine.

Prima c’era la posta del Cioè, con i dubbi sul rimanere incinta con lo sguardo. Oggi ci sono le bacheche Facebook su cui postare domande ed esperienze sul sesso molto imbarazzanti, tipo pancina hot.
Secondo te in Italia c’è diseducazione sessuale? Perché anziché andare avanti le donne tornano indietro?

Non credo che sia un problema delle donne. Nelle testimonianze che possono essere lette sui social si fa spesso riferimento agli uomini, a questi mariti privi di ogni tatto e senso della decenza. L’educazione sessuale è un problema di una certa gravità che negli ultimi tempi è solo peggiorato. Basti pensare alle barricate dei genitori cattolici integralisti, alla sola possibilità di affrontare il tema a scuola utilizzando, a loro favore, lo spauracchio del “gender”. Il problema di base è quindi l’ignoranza bigotta.

guarda la gallery:

(Foto Gianluca Faruolo/Nexilia)

Hai diverse infiltrate nei gruppi segreti. Ti è mai capitato di ricevere una segnalazione e decidere di non postarla? Se sì perché?

Capitano, purtroppo, segnalazioni con foto di minori e/o post dove le mamme chiedono alle altre diagnosi tramite fotografie disgustose con muchi e pannolini. È incosciente chiedere queste cose a un gruppo Facebook e non al pediatra, è demente, invece, ipotizzare che io possa condividere quel tipo di contenuti.

Il dileggio è il sale del tuo lavoro. Molte persone rimangono stupite dai pensieri raccolti sui gruppi segreti o commentano in modo davvero geniale suggerendo la soluzione di turno. Spesso su Facebook il disagio diventa bersaglio di “cyberbullismo”. Quale è il confine labile tra il ridere sull’idiozia o il diventare idioti facendo del male a qualcuno?

Considerando che sulla mia pagina vengono condivisi post anonimi, dove non è possibile risalire agli autori, il problema del cyberbullismo non sussiste. Si critica o si fa ironia su un fatto, un’idea, un modo di essere. Perché non dovrei poter avere un’opinione su una signora anonima che brucia gli assorbenti in terrazza sperando di poter rimanere così incinta? O su un’altra signora che offre al vicinato (ignaro) la ricotta prodotta in casa con il proprio latte materno? Siamo ancora in un Paese dove esiste la libertà di espressione.

Ti è mai capitato un incontro ravvicinato con una mamma pancina? Se sì ce lo racconti?

Una signora disse, con tono equivoco, che sarebbe venuta a trovarmi al salone del libro di Torino, dove ormai vado ogni anno a maggio. L’aspettavamo con ansia lì allo stand della casa editrice, erano pronti pasticcini e tisane, ma non venne nessuno. Dalle mie parti, in Campania, si chiamano “guappi di cartone”. O in questo caso “guappe”.

Oltre 500 mila fan su Facebook, per non parlare di Twitter e Instagram. Nel mondo c’era bisogno di Distruggere? Secondo te perché tutta questa popolarità?

Alcuni guardano i film della Marvel per i cattivi presenti, nei film della Disney sono poi i personaggi più simpatici. Serviva un “cattivo” con cui familiarizzare. L’antieroe che dice quello che si vorrebbe dire, ma che le regole sociologiche ci impediscono di fare per non sembrare scortesi o cattivi. La popolarità è stata un po’ una sorpresa, il seguito è raddoppiato negli ultimi due mesi e non ho ancora messo le foto in costume da bagno. Ce le conserviamo per il 2018.

Progetti distruttivi in cantiere?

Sì, c’è un nuovo interessante progetto editoriale che si sta concretizzando. Distruggere non sparirà molto presto.