Non iscrivono la figlia all’anagrafe per evitarle il debito sovrano

di Redazione | 19/05/2014

Chieti: Una giovane coppia di Ortona ha deciso di non voler cedere la loro piccola allo Stato Italiano come tutti i genitori fanno quando iscrivono i prori figli all’anagrafe del comune di nascita. David e Ilenia Seccia si sono affidati all’assistenza legale di Sos Utenti. Tuttavia la storia è giustamente messa alla berlina in rete da molti siti di debunking fra cui Butac, che sottolinea come tutta la teoria al di sotto della questione sia solamente fuffa che viene da molto lontano, e ben spiegano come mai la coppia è vittima di una vecchia bufala che si aggira per la rete.

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«UNA BAMBINA SOVRANA» – La bambina, almeno secondo i suoi genitori, da ieri è “sovrana”, e deve sottostare alle leggi del diritto internazionale e non a quelle dello Stato italiano. Secondo loro. «Con questo documento – spiega un sedicente esperto al Centro – si permette la completa cessione del bimbo alla Corporation Italia, una società privata a sua volta associata alla Sec (Securities and Exchange commission, l’ente statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori ndr), contestualmente si emette un bond, una obbligazione e sulla testa del neonato, solo perché esiste, su di lui grava già il debito pubblico. Ecco questo David e Ilenia Seccia non lo hanno permesso, non hanno permesso che la loro bambina, potesse perdere la sua indentità umana per diventare una finzione giuridica». La volontà dei due genitori hanno creato qualche difficoltà ai dipendenti dell’anagrafe di Ortona, probabilmente all’oscuro di questo singolare vincolo cui ogni italiano resta imbrigliato all’atto dell’iscrizione all’anagrafe. A Ortona inoltre la bambina è la numero 1 di un nuovo registro che probabilmente avrà anche altri adepti. Il nome della bambina è scritto rigorosamente con caratteri maiuscoli e minuscoli «e non come un McDonald’s, o una qualsiasi società quotata in borsa», ha aggiunto Baccile.  La storia è molto singolare e sembra che questa situazione giuridico-fiscale esista dalla crisi del 1929. «Quando», osserva Baccile, «per salvare gli Stati alleati dal disastro economico, i banchieri si accollarono il debito ma ipotecando le ricchezze dei cittadini degli Stati delle corporate. Per il quale ogni cittadino, ancora prima di nascere, ha un debito».

Più preciso sul tema è Il Ginepraio:

Naturalmente, le cose non stanno così. E sarebbe persino inutile parlarne, se l’articolo non fosse già stata condiviso da oltre 8000 utenti di Facebook. La storia in questione, che è probabilmente verissima, richiama alla mente una vecchia bufala: quella del certificato di nascita che ti trasforma in una proprietà dello Stato, a suo tempo spiegata da Bufale un tanto al chilo. La storia dei genitori, dicevamo, probabilmente è vera. È il resto che è completamente inventato.

Edit: forse a causa degli spernacchiamenti ricevuti dalla rete, la mancata registrazione della bambina viene rivendicata come una performance “artistica“.