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Nicola Gratteri non è ministro, ed è subito teoria del complotto

Nelle intenzioni di Matteo Renzi doveva essere il magistrato antimafia Nicola Gratteri a ricoprire l’incarico di ministro della Giustizia. Una scelta di discontinuità. Un nome di prestigio, simbolo della lotta all ‘ndrangheta, sul quale il segretario democratico puntava non poco. L’obiettivo? Mostrare agli elettori, compresi quelli rimasti perplessi per la sua accelerazione verso Palazzo Chigi (senza passare prima dalle urne), come il suo esecutivo volesse portare avanti in modo reale quel «cambiamento» promesso. Ma sul nome del procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria è arrivato lo stop, improvviso, dopo il lungo confronto con Giorgio Napolitano al Colle. Due ore e quarantacinque minuti durante i quali sia Renzi che il fedelissimo Graziano Delrio hanno tentato di forzare la mano, di fronte alle resistenze del Quirinale. Nulla da fare: sarebbe stato proprio il capo dello Stato a bloccare la nomina di Gratteri a Guardasigilli, come concordano diversi quotidiani nazionali. Tanto che alla fine il futuro presidente del Consiglio ha dovuto virare sul nome di Andrea Orlando, già ministro dell’Ambiente durante il governo Letta. Di certo, una figura meno ostile anche agli scomodi alleati del Nuovo Centrodestra, considerato come anche il Giornale consideri l’ex responsabile Giustizia del Pd durante la segreteria Bersani come «una scelta accettabile, un garantista».

Nicola Gratteri
Il tweet del blog “Secondo Piano” dove si mostra il bigliettino degli appunti di Renzi. Si legge, in riferimento a Gratteri, «magistrato in servizio». «Ecco come Napolitano ha bloccato la sua nomina», ha rilanciato il blog

IL CASO GRATTERI E LO STOP: NAPOLITANO PROTAGONISTA? –  Al di là delle dichiarazioni di rito di Napolitano («Il mio braccio non è stato sottoposto a prove di ferro», ha spiegato), che ha cercato di allontanare le indiscrezioni sulla sua operazione di “moral suasion” su alcuni incarichi della squadra dell’esecutivo, il “no” del capo dello Stato sarebbe stato decisivo. Sia Repubblica che il Fatto hanno ricostruito la contrarietà del presidente della Repubblica sulla nomina di Gratteri in Via Arenula. Il motivo? «Mai un magistrato in quel dicastero», si è opposto Napolitano. Soprattutto se è ancora in servizio. Una regola non scritta, secondo il Colle, come ha riportato Goffredo De Marchis sul quotidiano diretto da Ezio Mauro. Eppure già nel caso del berlusconiano Francesco Nitto Palma non venne rispettata, con un magistrato che prese l’incarico di Guardasigilli. Niente da fare. Renzi ha dovuto cedere, ottenendo in cambio il via libera per la sostituzione agli Esteri tra Emma Bonino e la nuova ministra Federica Mogherini. Altra scelta discussa, dato che il capo dello Stato puntava alla riconferma della storica esponente radicale.

IL RETROSCENA SULLO STOP A NICOLA GRATTERI MINISTRO – Eppure, la nomina di Gratteri sembrava ormai quasi ufficiale fino a pochi minuti prima della salita di Renzi al Colle. Così come aveva svelato, citando alcune fonti anonime, anche il Fatto Quotidiano. Il simbolo della lotta alla ‘ndrangheta era stato rassicurato: «Sei in squadra». Poi, il Capo dello Stato ha fermato tutto, cancellando il nome del procuratore aggiunto alla Dda di Reggio Calabria dalla lista. Al suo posto è andato l’ex ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, che si occupava di Giustizia nel Pd già ai tempi della segreteria Bersani. «Resta da capire come giustificherà il veto», ha incalzato Beatrice Borromeo sul Fatto. Di certo, la nomina di Gratteri sembrava complicata già prima del “niet” del Colle. Non c’erano, in realtà, molte speranze. Il motivo? Bastava analizzare l’eterogenea maggioranza del governo Renzi. Non pochi, considerata la presenza di Angelino Alfano e del Nuovo centrodestra, immaginavano come improbabile un incarico che aumentasse la rilevanza della magistratura. La posizione di Ncd e di Forza Italia – fuori dall’esecutivo, ma alleato renziano per le riforme, ndr – era appunto per un riequilibrio della bilancia, secondo loro troppo a vantaggio delle Procure. E come dimenticare la difesa da parte di Gratteri dello strumento delle intercettazioni e le sue critiche passate al Ddl Alfano. Un terreno sul quale potevano nascere scontri futuri con i «diversamente berlusconiani». Eppure Renzi sembrava non voler cedere alle resistenze di Alfano.

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Nicola Gratteri
Nicola Gratteri: saltata la sua nomina a Guardasigilli per il governo Renzi

E BERLUSCONI? – C’è stato anche chi, nei minuti successivi alla nomina saltata di Gratteri come Guardasigilli, aveva ipotizzato che fosse stato Berlusconi a “rumoreggiare” con Renzi per la scelta caduta sul simbolo antimafia. In realtà, secondo il Fatto anche il Cavaliere non si sarebbe opposto, così come hanno raccontato alcune fonti berlusconiane. «Basta che non sia uno di Magistratura democratica», aveva spiegato il leader dei Forza Italia. L’ex senatore, decaduto dopo la condanna definitiva per frode fiscale, si sarebbe informato su Gratteri con le sue conoscenze calabresi, per recuperare informazioni su un “signore, che conosceva troppo poco”. Non opponendosi, poi, alla sua possibile nomina per Via Arenula. Senza dimenticare come, nelle ore precedenti alla pubblicazione della lista dei ministra, c’era anche chi ricordava quelle dichiarazioni controverse rilasciate dal pm sulla lotta alla mafia, non ostili al Cavaliere. Nel 2011, durante un incontro alla libreria Feltrinelli di Milano – oltre a criticare l’allora “riforma Alfano” della Giustizia («Se passa è la fine, potremo dire addio alla lotta a Cosa Nostra») – Gratteri spiazzò tutti, spiegando: «Se confrontiamo i 18 mesi dell’ultimo governo Prodi con il governo Berlusconi, ebbene l’attuale esecutivo (Berlusconi, ndr) ha fatto di più in tema di lotta alla mafia». Così come fecero discutere anche alcune sue dichiarazioni sulla Mondadori, definita «esempio tangibile di liberalismo». Eppure, nonostante qualche dichiarazione considerata discutibile, Gratteri veniva visto dall’opinione pubblica come l’uomo giusto per modernizzare e rendere più efficiente la macchina della Giustizia, cercando di velocizzare i tempi biblici dei processi e combattere gli sprechi della burocrazia, oltre che insistere nella lotta alle mafie e alla piaga della corruzione. Il suo nome aveva già acceso gli entusiasmi, prima della nomina. E scaldato anche la rete. Nulla da fare. Il capo dello Stato non avrebbe concesso aperture. Per Renzi, non una scelta semplice da accettare. Tanto che oggi c’è già chi attacca il suo esecutivo, bollandolo come una riedizione del vecchio governo. Per Peter Gomez, sul Fatto, si tratta di un esecutivo già “autorottamato“: «Fuori Gratteri, restano solo lobby e gattopardi». Senza dimenticare le accuse per l’uso del Cencelli – secondo antica tradizione democristiana – nelle nomine. Tutti contenti, tra partiti dell’eterogenea maggioranza e correnti interne al Pd. «Un Letta bis», o un «Napolitano III», ha affondato il Giornale, sottolineando come il premier incaricato non sia riuscito a spuntarla sul nodo della Giustizia. Ma sul quotidiano diretto da Alessandro Sallusti si esulta per la scelta ritenuta “accettabile” per il Guardasigilli. «Un garantista», si legge. Dirigente di partito e già ministro con Enrico Letta all’Ambiente, Orlando avrà un compito non certo semplice. E già non mancano le critiche per una sua vecchia intervista al Foglio, risalente al 2010, nella quale – come ricorda sempre il Fatto – parlava di «ridefinire l’obbligatorietà dell’azione penale [..] individuando le priorità” dei reati da perseguire o ignorare». Anche di recente aveva avanzato la proposta di riflettere sulla possibile revisione del 41bis, spiegando come non ci siano «ancora i tempi per superarlo», ma come fosse «necessario fare il punto sulla sua funzionalità nella lotta alla mafia».

E GRATTERI…. – Se Orlando sarà il nuovo Guardasigilli, Gratteri resterà invece in Calabria, continuandosi ad occupare di lotta alla ‘ndrangheta. Un compito che lo ha visto protagonista indiscusso. Per la sua difesa della legalità e per la battaglia contro la criminalità organizzata era stato più volte preso di mira dalle mafie, che avevano progettato diversi attentati contro di lui. Come spiegò Repubblica, nel 1995 il Ros dei Carabinieri scoprì nella piana di Gioia Tauro un arsenale di armi (tra le quali un chilo di plastico con detonatore, lanciarazzi, kalašnikov e bombe a mano) che sarebbe potuto servire per un attentato ai danni del magistrato calabrese. Nel 2012 fu invece il Fatto Quotidiano a rivelare l’indiscrezione sui 16 chili di plastico pronti a Reggio Calabria per “far saltare in aria” il magistrato. Un personaggio scomodo per la malavita: Gratteri, specializzatosi nella lotta al traffico internazionale di droga, ha infatti contribuito nella sua carriera alla cattura di oltre 120 latitanti. Ma non solo: è stato titolare di inchieste che hanno permesso di decimare le più importanti cosche. Ricordato anche per essersi occupato della strage di Duisburg, in Germania, Nicola Gratteri è considerato come uno dei magistrati che meglio conosce le distorsioni del sistema penale, investigativo e penitenziario che permettono le attività criminali illecite della ‘ndrangheta. Da più parti era ritenuto quindi come l’uomo giusto per Via Arenula, ma sul suo nome è arrivato lo stop. La mancata nomina ha scatenato non poche polemiche in rete. Su tutti, quelle di Antonio Nicaso, giornalista e tra i massimi esperti di ‘ndrangheta, che con Gratteri aveva scritto il volume “Acqua Santissima – La Chiesa e la ‘ndrangheta: storia di potere, silenzi e assoluzioni”.

Nicola Gratteri 2

 

«Se l’alternativa a Nicola Gratteri è Andrea Orlando, Renzi mi sembra un po’ confuso. Perché Napolitano ha messo il veto sul procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria? Forse non lo sapremo mai. Sappiamo invece che Gratteri continuerà a fare il magistrato. E questa è la cosa più importante», ha attaccato il giornalista. Tra i tanti rimasti perplessi per la nomina saltata di Nicola Gratteri.