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“Mi tatuo la matricola di Auschwitz”

Alcuni giovani ebrei hanno scoperto un nuovo modo per non dimenticare e ricordare agli altri il dolore dell’Olocausto: tatuarsi sul braccio il numero di matricola che era stato impresso ai propri familiari. (Credit Photo: Uriel Sinai / New York Times / Getty Images)

 

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LA MATRICOLA DEL NONNO – Ne parla Judi Rudoren sul New York Times. A quasi 70 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, Eli Sagir, una ragazza di 21 anni, ha deciso di portare per sempre sulla sua pelle le cifre 157.622 che identificavano nel campo di concentramento polacco di Auschwitz il nonno Yosef Diamant. Non sarà l’unica. Dopo di leianche la madre, il fratello e uno zio hanno deciso di farsi imprimere il numero a sei cifre che rappresenta il male subito dalla sua famiglia e dal sua popolo. “Tutta la mia generazione non sa nulla della Shoah – ha detto Eli – Parli con la gente e scopri che pensano sia stato come l’Esodo dall’Egitto, storia antica. Ho deciso di farlo per ricordare la mia generazione. Voglio raccontare loro la storia di mio nonno e la storia dell’Olocausto”.

UNA SCRITTA PE RNON DIMENTICARE – Come Eli anche il giovane Daniel Philosof ha deciso di tatuarsi la matricola destinata ai prigionieri dei campi di concentramento. Sul suo avambraccio il ragazzo ha fatto marchiare lo stesso numero, 4559, che fu impresso alla nonna Livia Rebak. “Ci stiamo muovendo dalla memoria vissuta alla memoria storica”, ha spiegato Michael Berembaum, docente alla Università ebraica d’America di Los Angeles. “La replica di un atto che ha distrutto il loro nome e li ha resi un numero non sarebbe la mia prima, e nemmeno seconda, scelta, ma è sicuramente molto meglio di altri tatuaggi che disegnano sulla loro pelle”, ha aggiunto il docente. I tatuaggi furono aintrodotti ad Auschwitz nell’autunno 1941. Nei suoi scritti Primo Levi li definiva parte della “demolizione di un uomo”.

 

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