A cosa serve una rete VPN e quando può essere utile

La Virtual Private Network (la Rete virtuale privata) offre degli standard di sicurezza - in termini di privacy - superiori. Spesso, però, viene utilizzata per altri scopi

06/11/2022 di Enzo Boldi

Negli ultimi anni, le reti VPN si sono diffuse a macchia d’olio. Non solo nella conoscenza di questo sistema da parte degli utenti, ma anche nell’utilizzo di queste reti private virtuali. Il sistema è molto semplice – almeno nella fase output di applicazione -, ma la sua nascita aveva uno scopo ben preciso che si è modificato nel tempo. Perché prima di capirne – a livello tecnico – il funzionamento e i principi alla base, occorre fare un piccolo riepilogo per capire la storia e dare una risposta a: “VPN, cos’è?”.

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Partiamo, ovviamente, dalla definizione di questo concetto che è entrato a far parte del vocabolario digitale, con la spiegazione inserita all’interno dei neologismi del vocabolario dell’Enciclopedia Treccani che ci spiega la VPN cos’è: «Indica un sistema in grado di creare, tramite Internet, una rete privata che collega i siti (o i servizi) utilizzati e il computer o lo smartphone dell’utente, celandone l’identità e proteggendo il traffico in entrata e in uscita». Si tratta, dunque, di una rete privata che consente a due o più “dispositivi” di comunicare tra loro mantenendo un elevato standard di sicurezza. In pratica, non “viaggiando” nell’etere condiviso (come può essere una connessione Internet), i sistemi comunicano tra loro senza all’interno di una “scatola chiusa”, senza possibilità di infiltrazioni nel flusso di dati movimentati dall’una all’altra parte.

VPN cos’è

La genesi di questa rete privata, dunque, derivava – almeno in passato, e stiamo parlando degli anni a cavallo tra il vecchio e il nuovo Millennio – dall’esigenza di salvaguardare la privacy nelle comunicazioni digitali. Una sorta di strada univoca, senza possibilità di interferenze. Questa dinamica, però, si è ben presto modificata. All’inizio, infatti, si trattava di un qualcosa gestita e utilizzata da esperti e da aziende. Poi, però, con l’evoluzione della rete (e il suo utilizzo sempre più diffuso e quotidiano da parte di una fetta sempre maggiore della popolazione mondiale). Non è un caso il fatto che questo strumento sia nato per esser messo a disposizione delle aziende. E in Italia, la prima azienda a realizzare tutto ciò è stata – ovviamente – Telecom nel 1999. E sul sito attuale di Tim (il nuovo nome della compagnia telefonica), la spiegazione è molto semplice ed efficace: «Indica una rete di telecomunicazioni privata virtuale, instaurata tra soggetti che utilizzano, come infrastruttura di trasporto, un sistema di trasmissione pubblico e condiviso, ad esempio la rete internet: è ristretta a un numero limitato di persone ed è quindi chiusa e riservata».

Ma l’enciclopedia Britannica ci fornisce una definizione più tecnica che ci aiuta a capire il funzionamento anche a livello tecnico e non meramente linguistico: «Una VPN in genere include una o più intranet aziendali connesse o reti locali (LAN), a cui gli utenti in postazioni remote possono accedere utilizzando un sistema di autenticazione tramite password. La crittografia dei dati viene utilizzata sulle comunicazioni mentre passano attraverso reti non protette come Internet al fine di scoraggiare i criminali informatici dall’ottenere dati aziendali sensibili o informazioni sull’account personale. Poiché gli utenti remoti possono connettersi a reti aziendali private tramite le reti pubbliche esistenti, le VPN consentono alle organizzazioni di gestire reti WAN (Wide Area Network) senza la spesa per l’affitto di linee di telecomunicazioni dedicate».

La nuova vita e le VPN gratuite

Un sistema che, dunque, limita la possibilità di violazioni. Dunque, la risposta alla domanda VPN cos’è sembra essere piuttosto chiara. Ma la storia, soprattutto per quel che riguarda la percezione e l’utilizzo delle connessioni alle reti VPN, è cambiata nel corso degli anni. Perché quel sistema chiuso, oggi, è largamente diffuso anche grazie alla presenza di VPN gratuite (o parzialmente non a pagamento) presenti online, anche come estensioni di un browser. Lo switch è arrivato con l’arrivo dello streaming video online e la limitazione geografica di alcuni contenuti. In che senso? Proviamo a spiegarlo.

Esistono portali che offrono contenuti (a pagamento e non solo gratuiti) in base alla geolocalizzazione della connessione (indirizzo IP di connessione). Parliamo anche di pay-per-view che non consentono all’intera popolazione mondiale di accedere ai contenuti. Ed è proprio per questo motivo che moltissimi utenti – anche non eccessivamente esperti – cercano sui motori di ricerca estensioni per le VPN gratuite. Molte di loro, infatti, sfruttano il principio base delle Reti Virtuali Private per permettere agli utenti non di connettersi a una rete chiusa, ma per geolocalizzare la propria connessione in un altro Paese. Le schermate, infatti, sono molto semplici: si installa l’estensione, si attiva e all’utente si presenta una schermata che consente di scegliere da che Paese ci si vuole “connettere”.

E, ovviamente, questo sistema viene molto utilizzato da chi fa piraterie informatica. Perché le reti VPN sono uno strumento che può essere molto utile a chi intende trasmettere un segnale senza essere “intercettato”. E così anche gli utenti stessi che provano a vedere trasmissioni che, in realtà, prevedono un abbonamento (o un pagamento) utilizzano le connessioni VPN nella speranza che il loro indirizzo IP reale non venga intercettato (dalle forze dell’ordine che hanno competenza). Dunque, come spesso accade nella rete (e nella sua evoluzione perpetua), un sistema nato con altri intenti viene plasmato in base alle esigenze. E non sempre a fin di bene. Anche perché non tutto quel che si trova su Internet è sicuro. Alcuni sistemi “spacciati” per reti VPN gratuite, in realtà, vengono utilizzati come cavalli di Troia dai criminali informatici. E qualora un utente si “rivolgesse” a una VPN non sicura, il rischio di subire un furto dei propri dati personali (o l’istallazione inconsapevole di malware o trojan) è altissimo. Per questo momento, occorre ribadire che l’utilizzo di una rete VPN non debba essere sconsigliato, ma ci sono sistemi o strumenti certificati. Per questo esistono programmi – ovviamente a pagamento – con standard di sicurezza molto più elevati rispetto ai “fratelli minori” offerti al pubblico in modo gratuito. E sono quelli che vengono utilizzati dalle aziende che hanno necessità di difendere i propri sistemi informatici ed evitare di cadere in trappole che, ormai, sono pane quotidiano.

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