Espulsioni a 5 stelle, l’amarezza di Veronica Giannone: «Sembra un tribunale giacobino»

di Gaia Mellone | 03/07/2019

Espulsioni a 5 stelle, l'amarezza di Veronica Giannone: «Sembra un tribunale giacobino»
  • Cominciata l'epurazione attraverso il Blog: le prime espulse sono Veronica Giannone e Gloria Vizzini

  • i probiviri hanno promesso altre cento espulsioni prossimamente

  • «Ormai il movimento è lontano dalle origini, si è appiattito alla Lega di Salvini»

Non un incontro, una telefonata, nemmeno un sms o un messaggio su whatsapp: Gloria Vizzini e Veronica Giannone scoprono di essere epulse dal Movimento 5 Stelle attraverso il post sul Blog delle Stelle che motiva l’allontanamento con  «ripetute violazioni dello Statuto e del Codice Etico del MoVimento 5 Stelle e dello Statuto del Gruppo Parlamentare del MoVimento alla Camera» ma Giannone si difende: «Sono rimasta fedele alle roigini del movimento, manifestando il mio dissenso a Salvini»

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Espulsioni a 5 stelle, l’amarezza di Veronica Giannone: «Sembra un tribunale giacobino»

Il vero motivo sarebbe quello di non essersi piegata al volere di uno «yesman» come Luigi Di Maio, si sfoga con il Corriere della Sera la neoespulsa dal gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle Veronica Giannone. La deputata racconta di essere rimasta fedele alle lotte e agli ideali che avevano caratterizzato il movimento delle origini, come l’Ilva, la Tap, la Xylella… Se ha una colpa, è quella di non essersi voluta appiattire ai diktat di Matteo Salvini, partner al governo. «Qualche mese fa, quando non riuscivo a digerire le norme di Salvini, avevo persino abbozzato la lettera di dimissioni» confessa al Corriere della Sera, spiegando di aver poi scelto di restare non per lo stipendio, come la accusa il Movimento, ma per fedeltà agli ideali e all’incarico. Una decisione che non è stata semplice: Giannone descrive il Moviemento come un sistema quasi Orwelliano. «Ci dicono entrate, state seduti, applaudite» monitorando ogni movimento di ogni deputato, arrivando in un caso persino a chiedere, in tempi record, a Giannone chi fosse l’amico con cui stava pranzando. Un controllo costante, modalità di espulsioni fredde e asettiche, da «tribunale giacobino da pochi soldi».

«I soldi da restituire al microcredito? Li ho dati a un ente benefico»

Dal post apparso sul Blog si apprende che Giannone e Vizzini sarebbero responsabili di «gravissime assenze» alle «votazioni finali di vari provvedimenti fondamentali, condivisi e sostenuti dal nostro Gruppo Parlamentare», oltre che di «votazioni in difformità dal Gruppo di numerosi emendamenti contrari alla linea politica del Movimento», per le quali viene specificato entrambe hanno ricevuto un richiamo formale, in aggiunta alla «partecipazione in conferenze stampa gravemente lesive dell’immagine del MoVimento». Veronica Giannone al Corriere della Sera non nasconde di aver manifestato in alcune occasioni un dissenso rispetto alla linea politica assunta dal Movimento «appiattita alla Lega», ma che non c’è nulla di male nell’esprimere in maniera democratica il proprio pensiero. Tra le motivazioni dell’espulsione c’è anche «la mancata restituzione forfettaria dal mese di ottobre 2018 a cui sono tenuti per regolamento tutti i parlamentari eletti del MoVimento 5 Stelle». È vero che non ha versato il denaro al microcredito – «saranno una sessantina i parlamentari che non restituiscono» specifica – ma chiarisce che è stato solamente perché ha devoluto i 6000 euro «a un ente collegato all’Ospedale Bambino Gesù perché un compagno di mio figlio che ha 7 anni è ammalato di glioma al cervello».

(credits immagine di copertina: Facebook @VeronicaGiannoneM5S)