Le proteste prima del via ai test per la facoltà di Medicina: «Stop al numero chiuso, la pandemia ha detto che servono più medici»

Sit-in con striscioni all'Università La Sapienza di Roma

di Enzo Boldi | 03/09/2020

Test medicina
  • Proteste questa mattina contro il numero chiuso per l'accesso al corso di studio

  • I test Medicina continuano a dividere, anche dopo le criticità emerse durante la pandemia

  • E poi c'è anche il problema delle Scuole di specializzazione

La pandemia ha evidenziato un dato: in Italia c’è una carenza di medici. Lo hanno detto tutti, anche la politica, specialmente quando l’emergenza sanitaria sembrava essere fuori controllo e si sono cercate fantasiose soluzioni per reperire esperti da inserire all’interno degli ospedali (richiamando anche pensionati). E oggi questo tema è stato riportato in auge prima dell’inizio dei test Medicina che si stanno tenendo in tutta Italia. Fuori dall’Università La Sapienza di Roma ci sono stati sit-in di protesta con striscioni.

LEGGI ANCHE > Gimbe: «In 7 giorni i ricoveri in terapia intensiva sono aumentati del 62,1%»

«La pandemia lo ha dimostrato, anche il numero chiuso va abrogato. Salviamo il sistema nazionale sanitario», si legge su uno dei tanti cartelli di protesta mostrati davanti l’ingresso del principale Ateneo capitolino. E i dati a supporto di questa tesi sono lampanti, soprattutto perché alle spalle del sistema italiano c’è un’emergenza che ha messo in evidenza una carenza di medici. In tutta Italia, infatti, solo 13mila studenti potranno ottenere l’accesso al corso di studi dopo i test Medicina. Ma a provare questa estenuante corsa sono oltre 66mila candidati.

Test Medicina, le proteste contro il numero chiuso

Occorre sottolineare come, rispetto al recente passato, il numero chiuso per l’accesso alle Facoltà di Medicina sia aumentato di 3mila unità (dai 10mila dello scorso anno ai 13mila di oggi). Il rettore de La Sapienza, intervistato da AdnKronos, invita a concentrare l’attenzione su un’altra questione: «Il problema vero, quindi, è agire sulle Scuole di specializzazione perché il numero programmato è presente in tutte le università di Medicina del mondo – ha detto Eugenio Gaudio -. È necessario per dare una formazione di qualità, non possiamo immettere un numero indiscriminato di persone che poi non possono svolgere le esercitazioni e i corsi: formeremmo dei medici da cui io non vorrei essere curato». Insomma, il problema non è il numero chiuso dei test Medicina, ma le specializzazioni dopo la Laurea.

(foto di copertina: da pagina Twitter FGC Nazionale)