Storie della Resistenza, i martiri di Istia: fucilati perché renitenti alla leva

di Francesco Collina | 25/04/2019

«Vi giuro di non aver commesso nessuna colpa se non quella di aver voluto più bene di costoro all’Italia, nostra amabile e martoriata Patria. Voi potete dire questo sempre a voce alta dinnanzi a tutti. Se muoio, muoio innocente.»

Lettera scritta ai genitori da Antonio Brancati prima della fucilazione

 

Il più “anziano” aveva 38 anni, gli altri un’età compresa fra i 19 e i 24. La loro colpa era solamente quella di ripudiare la guerra, di non riconoscersi nella Repubblica Sociale Italiana e di avere sentimenti avversi al fascismo. I giovani, che cercavano rifugio nella cosiddetta “macchia di Monte Bottigli” non erano combattenti, semplicemente, non volevano far parte della guerra e per questo furono trucidati dai fascisti il 22 marzo 1944.

Il contesto storico: il “bando Graziani”

Qualche settimana prima, il 18 febbraio del 1944 Benito Mussolini, nel tentativo di ricreare un esercito che appoggiasse le truppe tedesche, emanava il cosiddetto “Bando Graziani”: pena di morte “mediante fucilazione al petto” per coloro che non si sarebbero presentati alla visita di leva. Furono in tantissimi, in tutta Italia, a rifiutarsi di farlo, solo 87mila le adesioni, volontarie, alla Guardia Nazionale Repubblicana rispetto alle 180mila previste. In Maremma a far valere la legge della Repubblica Sociale c’era il prefetto Alceo Ercolani che minacciò, dopo un iniziale impasse, di passare per le armi non solo i giovani renitenti ma anche le famiglie che li ospitavano.

La ricostruzione storica

Gli undici martiri di Istia d’Ombrone venivano dalle più disparate esperienze belliche. Alcuni scappavano da un esercito italiano ormai allo sbando, altri, i più giovani, non volevano prender parte alla guerra in nessun modo. Decisero così di scappare, di rendersi irreperibili aspettando, dandosi alla macchia, la fine delle ostilità: volevano sparire. Dopo alcune settimane di relativa tranquillità, alcuni spostamenti dei ragazzi all’interno del paese Istia e dei poderi limitrofi, fece circolare voci di una presenza di “traditori della patria” nel territorio a sud di Grosseto. Il prefetto, d’accordo con il Federale del Partito fascista repubblicano di Grosseto Silio Monti e il vice questore Liberali Scotti, volle vederci chiaro e tramite la spia Lucio Raciti si adoperò per scoprire qualcosa in più sui giovani di Monte Bottigli. Raciti, sotto le mentite spoglie di un reduce della campagna di Russia ottenne la fiducia di numerosi abitanti del podere Ariosti, a Maiano Lavacchio, raccogliendo così numerose informazioni utili al rastrellamento. La mattina dopo, con la scusa di dover recuperare dei fucili a Roselle, un paese nelle vicinanze, Raciti non si presentò all’appuntamento con i fuggitivi per aggiornare, piuttosto, i suoi superiori e preparare così il rastrellamento.

Il luogo dell’eccidio dei Martiri di Istia oggi. I lavori di conversione della struttura a luogo della memoria sono ancora in corso.

La notte fra il 21 e il 22 marzo oltre 140 uomini della Guardia nazionale repubblicana si divisero nella zona di Monte Bottigli, alcuni circondarono i poderi per evitare una fuga di notizie che avvertisse i fuggitivi, gli altri raggiunsero alle sei di mattina i giovani, sorpresi nel sonno, arrestandoli. Di loro solamente uno riuscì a fuggire, il disertore austriaco, Gunter Frichugsdorff, conosciuto come “Gino”. I rimanenti undici renitenti furono condotti al podere dell’Andrei per inscenare un processo farsa che ne decretò la condanna a morte, immediatamente eseguita, nel cortile della scuola. I corpi avrebbero dovuto essere tumulati, per volontà prefettizia, in una fossa comune ma il sacerdote del paese, Don Omero Matteini, si oppose agli ordini dei fascisti e riuscì, pur sotto lo stretto controllo prefettizio, a seppellire i ragazzi nel cimitero comunale.

Condividere la Storia: l’importanza dei luoghi della Memoria

Oggi la scuola di Maiano Lavacchio è in fase di ristrutturazione perché diventi un luogo della Memoria. Il progetto, promosso dall’Isgrec, Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’età contemporanea, dal comune di Magliano in Toscana, dalla Regione e dalla giunta regionale, è stato pensato per riaffermare i valori della Resistenza in un presente che sembra averli totalmente dimenticati.

Il luogo dell'eccidio dei Martiri di Istia

«La memoria di questo eccidio fa parte della memoria europea: dalla lotta dei tanti antifranchisti e antifascisti che hanno partecipato alla guerra di Spagna, alle resistenze ai nazifascismi di ogni nazione occupata. Maiano Lavacchio – continua Luciana Rocchi, ex presidente dell’Isgrec e membro del comitato scientifico – è un episodio, seppur piccolo, dove si è andati a costruire pezzo dopo pezzo l’Europa unita del Manifesto di Ventotene: il no alla violenza gratuita, il no alla guerra ed il no al fascismo

Così, nonostante il vicepremier Matteo Salvini continui a ventilare l’ipotesi di reintrodurre la leva obbligatoria, la memoria dei martiri di Istia continua ad insegnare alle giovani generazioni i valori dell’antifascismo e della disobbedienza civile. Il 25 aprile non è un derby privo di contenuti fra comunisti e fascisti né un inutile parata politica che sempre più spesso sembra aver scordato il significato profondo della festa:  la Liberazione dal nazifascismo è un giorno fondamentale per tutti i cittadini italiani affinché si ricordino i valori ereditati dalla Resistenza che permettono a tutti di vivere in uno Stato democratico dove persino agli attuali neofascisti e sovranisti è permesso esprimere le loro illiberali opinioni.