Roberto Formigoni: «Accetto la condanna e riconosco il disvalore delle mie azioni»

di Gaia Mellone | 19/07/2019

  • Roberto Formigoni è stato condannato a 5 anni e 10 mesi di carcere per corruzione

  • L'ex governatore della Lombardia 72enne avrebbe chiesto i domiciliari, negatigli dalla legge spazzacorrotti

  • FOrmigoni ha anche dichiarato di non poter restituire nulla: «Sono povero»

Roberto Formigoni vorrebbe puntare ai domiciliari. L’ex governatore della Lombardia, dopo circa 5 mesi passati nel carcere di Bollate, sembra aver ceduto. «Comprendo il disvalore dei miei comportamenti» avrebbe detto dinanzi al collegio presieduto da Giovanna Di Rosa. Con i suoi legali, starebbe cercando di trovare un modo per scontare il resto della pena agli arresti domiciliari, ma deve confrontarsi con la legge “spazzacorrotti“.

Roberto Formigoni: «Accetto la condanna e riconosco il disvalore delle mie azioni»

Ad aiutare Roberto Formigoni, 72 anni, dal carcere potrebbe essere il principio di non retroattività della norma penale.La legge spazzacorrotti infatti ha inserito alcuni dei reati contro la pubblica amministrazione, tra cui quelli per cui è stato condannato in via definitiva Roberto Formigoni, tra quelli che non possono beneficiare di misure cautelari alternative, nemmeno nel caso di un’età superiore ai 70 anni. Secondo la giurisprudenza costante, le norme contenute nell’ordinamento penitenziario, modificato dalla legge spazzacorrotti, non sono soggette alla irretroattività. Un dettaglio che è ora però al vaglio della Corte Costituzionale che ancora non si è espressa. Un dettaglio invocato dai legali dell’ex governatore della Lombardia condannato per corruzione a 5 anni e 10 mesi di carcere ma i cui i reati risalgono a data anteriore all’approvazione della norma. Le misure alternative alla detenzione sono precluse, nei reati previsti dalla spazzacorroti, a meno di collaborazione con la giustizia. Ecco perché Formigoni ha pronunciato le parole «mi conformo alla sentenza» e si è detto pentito di aver rilasciato solo dichiarazioni spontanee. «Avrei fatto meglio a farmi interrogare» avrebbe infatti detto al Tribunale. A questo punto però, i legali di Formigoni stanno cercando di far valere la «collaborazione impossibile» per ottenere i benefici penitenziari, ovvero quelle situazioni in cui il detenuto non può rivelare, anche volendo, informazioni ulteriori utili ai giudici.

La Corte dei Conti  aveva però richiesto il pagamento della somma di 60milioni, che Formigoni continua a ribadire essere impossibile perché ridotto in stato di povertà.

La decisione del tribunale in merito ai domiciliari arriverà entro lunedì 22 luglio.

(Credits immagine di copertina: ANSA / MATTEO BAZZI)