Perché gli ads di Israele sulla guerra erano sulle app di gaming nonostante il divieto?

Al netto delle responsabilità ancora da evidenziare, la policy sulle pubblicità attraverso App Store (Apple) e Play Store (Google/Android) fa riferimento a contenuti non appropriati. E, dunque, non pubblicabili

02/11/2023 di Enzo Boldi

Non si sa ancora di chi sia la colpa. Sta di fatto che qualcosa si è inceppato nel meccanismo di controllo delle pubblicità all’interno dei giochi digitali attraverso le applicazioni. Il caso degli ads israeliani (con video sulla guerra contro Hamas) che sono comparsi all’interno di alcune applicazioni di gioco, fa emergere una problematica che riguarda non solo la policy degli app store digitali in termini di pubblicità, ma anche il possibile intervento dell’Europa con il Digital Service Act (DSA). Una serie di problematiche enfatizzate ancor di più dal conflitto in corso.

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Come sottolineato dalla Reuters, c’è ancora un rimpallo di responsabilità dopo la “denuncia” sulla presenza di questi ads all’interno di alcune app di gaming (quelle analizzate dall’agenzia di stampa britannica sono Alice’s Mergeland, Stack, Balls’n Ropes, Solitaire: Card Game 2023, Subway Surfers). L’unico aspetto certo, al momento, è che quei video siano stati realizzati dal Ministero degli Esteri isrealiano, che ha confermato la paternità di quei filmati ma sostiene di non averli mai diffusi sotto forma di advertisement all’interno di app di giochi. Dunque, cosa è potuto succedere?

Policy app store digitali, quali pubblicità sono vietate

Piccolo spoiler: non abbiamo la conferma sulla responsabilità. Non sappiamo se tutto ciò sia dipeso dagli store digitali di app o dagli sviluppatori delle piattaforme di gaming. Sta di fatto che ci sono regole (le policies) che sono praticamente universali all’interno di questi negozi di “prodotti” digitali in formato app. Partiamo, per esempio, da Apple che nel suo App Store fornisce delle indicazioni molto precise agli inserzionisti. Nello specifico, all’interno del documento ufficiale sulle politiche pubblicitarie degli ads vengono enunciati i contenuti vietati. E tra questi troviamo:

  • Contenuti discriminatori: contenuti pubblicitari che promuovono odio, violenza, molestie o razzismo nei confronti di un individuo o gruppo di qualsiasi razza, sesso, credo, origine nazionale, disabilità, appartenenza religiosa, età, lingua, orientamento sessuale, identità di genere o situazione finanziaria.
  • Armi o munizioni: contenuti pubblicitari che, direttamente o indirettamente, facilitano o promuovono la vendita, la distribuzione o l’uso di armi da fuoco, armi da fuoco, armi o munizioni, materiali esplosivi o fuochi d’artificio.

Anche se blerate e parzialmente oscurate, le immagini di quei video mostravano guerra e bombardamenti. Dunque, si tratta di contenuti sensibili. E non è un caso che in un altro passaggio della policy sugli ads di App Store, si parla di contenuti pubblicitari limitati:

  • Il contenuto o le immagini degli annunci possono essere ritenuti sensibili a discrezione dei team di revisione di Apple. In determinati paesi o aree geografiche potrebbe essere vietata la pubblicazione dei contenuti pubblicitari ritenuti sensibili o vietata la loro pubblicazione completa.

Per quel che riguarda la policy app store digitali, oltre ad Apple occorre prendere in esame anche il Play Store di Google (negozio di app per i dispositivi con sistema operativo Android). Anche in questo caso, quando si parla di immagini di guerra (quindi di violenza) c’è un divieto e una limitazione.

  • Non sono consentite app che raffigurano o agevolano violenza gratuita o altre attività pericolose. In genere sono consentite le app che raffigurano violenza immaginaria nel contesto di un gioco, come cartoni animati, caccia o pesca.

Ovviamente la definizione di “violenza gratuita” lascia il tempo che trova. Sta di fatto che su entrambi gli store digitali è vietata la diffusione di messaggi di stampo politico.

Il DSA

Oltre a tutto ciò, in attesa di trovare una o più responsabilità per questi ads comparsi in alcune app di gaming, c’è da tenere in considerazione anche la possibile scure del DSA. All’interno del Regolamento Europeo sui servizi digitali, infatti, sia l’App Store di Apple che il Play Store di Google sono stati inseriti all’interno dell’elenco delle 17 cosiddette “VLOP” (Very Large Online Platform). Si tratta delle piattaforme (con relative aziende) che devono rispondere agli obblighi più stringenti del Digital Service Act. Tra i temi di rilievo c’è anche la responsabilità sui contenuti che vengono pubblicati. Qualora venisse confermato una mancata verifica da parte di questi operatori, sia Apple che Google dovrebbero incappare in una sanzione ai sensi del regolamento.

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