Le 50 segnalazioni inviate da Parler e ignorate dall’FBI prima dei fatti di Capitol Hill

Il Federal Bureau of Investigation ha confermato la versione raccontata dai vertici del social network in audizione alla Camera, ma non ha spiegato i motivi dietro la decisione di non intervenire preventivamente

16/06/2021 di Enzo Boldi

Lo scorrere inesorabile del tempo e la distanza geografica hanno portato, inevitabilmente, allo spegnimento delle luci della ribalta mediatica sul caso delle violenze di Capitol Hill. Quel 6 gennaio scorso, però, ha segnato inevitabilmente la storia della democrazia a stelle e strisce. Ed è proprio lì che, lontano dagli occhi disinteressati del Vecchio Continente, stanno proseguendo le indagini sull’organizzazioni di quell’assalto al Campidoglio organizzato e coordinato su Parler, il noto social “sovranista” finito nel mirino delle critiche (e dei provvedimenti) proprio dopo quella Epifania. Adesso, però, da Washington arrivano nuove indicazioni che tirano in ballo anche l’FBI.

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I dettagli che stanno emergendo, e che si sono palesati anche durante una recente audizione alla Camera, mostrano un atteggiamento collaborativo di Parler nella denuncia preventiva di quel che si stava organizzando all’interno del social. Si parla esplicitamente di «specifiche minacce di violenza in programma al Campidoglio». Ovviamente la piattaforma – poi finita nel tritacarne mediatico anche per non aver oscurato per tempo quei dibattiti ospitati – ha la responsabilità di non esser intervenuta in prima persona nella fase di controllo, ma ha provato a segnalare (si parla di almeno 50 comunicazioni inviate) ai federali quanto stava accadendo online sul proprio social.

Parler aveva avvisato l’FBI prima dei fatti di Capitol Hill

Una versione che non ha il sapore della difesa a oltranza, ma sembra avere anche riscontri confermati dall’FBI. Come riporta il sito Gizmodo, il direttore del Federal Bureau of Investigation – Christopher Wray – ha confermato l’esistenza di quelle comunicazioni inviate da Parler, ma non ha voluto rilasciare molti altri dettagli a riguardo: «Certamente eravamo a conoscenza delle chiacchiere online su una potenziale di violenza, ma non sono a conoscenza del fatto che avessimo informazioni che indicassero che centinaia di persone avrebbero preso d’assalto il Campidoglio stesso. La mia idea è che loro che hanno inviato e-mail a un determinato ufficio sul campo e che alcune di queste comunicazioni contenevano informazioni su possibili minacce. Per questo alcune segnalazioni sono state girate alle squadre antiterrorismo nazionali».

Il capo dell’FBI, dunque, parla di “chiacchiere” sui social di cui era a conoscenza. Sia lui che il dipartimento. Ed è lì che, evidentemente, è arrivata la sottovalutazione del problema. Il resto è storia: quelle migliaia di persone in piazza, poi alcune di loro hanno deciso di fare irruzione nel palazzo del Campidoglio segnando una ferita nella democrazia americana. E tutto ciò, probabilmente, poteva essere evitato dando uno sguardo più attento e razionale alle segnalazioni.

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