Paolo Arata: «Mai promesso denaro ad Armando Siri o contato su sue garanzie»

di Gaia Mellone | 12/05/2019

  • Paolo Arata è accusato di corruzione insieme ad Armando Siri

  • Nell'intervista al corriere della sera nega di aver mai influenzato il sottosegretario in alcun modo

  • Arata ricostruisce anche i suoi rapporti con Vito Nicastri

I verbali di quanto ha detto ai pm sono secretati, ma Paolo Arata ha deciso di parlare pubblicamente, e lo fa con il Corriere della Sera. Ai giornalisti dice di non aver mai corrotto Armando Siri, che il figlio non c’entra assolutamente nulla con le indagini e ricostruisce i suoi rapporti con Vito Nicastri.

Paolo Arata: «Mai promesso denaro ad Armando Siri o contato su sue garanzie»

Paolo Arata, consulente di Matteo Salvini per le politiche energetiche, è accusato insieme ad Armando Siri di corruzione. Nella sua intervista al Corriere della Sera però, ribadisce la sua innocenza. «Mai parlato con il senatore Siri di denaro, e non gli ho mai fatto promesse di alcun tipo» dice, negando inoltre di aver mai avuto «interlocuzioni» con il sottosegretario Lega in cui si «possa parlare di garanzie di alcun tipo». E nega anche di aver avuto alcun tipo di influenza sulla legge sugli incentivi: «giovedì scorso il presidente dell’associazione ha rivendicato la paternità dell’emendamento e la trasparenza dell’iter intrapreso» sottolinea Arata nell’intervista, evidenziando anche che l’iter risale all’autunno 2017, quindi al precedente governo

A dimostrazione della sua innocenza, e di quella di Armando Siri, ci sarebbero email e messaggi che ha fatto visionare ai pm durante l’interrogatorio di 3 ore i cui verbali sono stati secretati. Continua a difendere l’innocenza sua e del sottosegretario, «mortificato» e «senza colpa». Tanto che Arata è rimasto profondamente «costernato» dal sollevamento dell’incarico di Siri, per cui dice di mostrare una profonda stima e amicizia nonostante i loro rapporti siano cominciati soltanto da pochi anni.

«Io e Nicastri mai soci»

Paolo Arata è accusato anche di aver fato da prestanome per Vito Nicastri,  e nell’intervista al corriere della sera racconta che i rapporti con l’imprenditore accusato di reati di mafia vanno molto più indietro nel tempo. Lo ha conosciuto nel 2015, dopo l’acquisto «di una società d’investimento in Sicilia che mi è stata ceduta da un imprenditore di Milano», ma i rapporti veri e propri sono tra il 2016 e il 2017: Nicastri infatti si trovava all’interno di una struttura tecnica di cui si avvaleva la cedente, che stava sviluppando il «primo grande impianto solare-termodinamico». Nessuna condivisione di affari, tantomeno Arata dice di essere stato socio di Nicastri: solo una frequentazione lavorativa che peraltro venne interrotta quando venne arrestato. Arata continua infatti parlando di come si fosse recato insieme al figlio Francesco agli uffici della Dia di Trapani, per chiedere un consiglio su come muoversi rispetto alle sua attività legate alla realizzazione di impianti di biometano in Sicilia, chiarendo che il figlio di Nicastri stava collaborando come consulente cosi come suo figlio. Ma il colonnello «ci tranquillizzò, invitandoci a proseguire». Con il senno del poi, Arata  crede sia stato un modo per continuare ad investigare ma «da quelle parole ci sentimmo rassicurati».

Paolo Arata quindi non ha nulla da nascondere, lo dimostrano i suoi scambi di email e chat con Armando Siri e lo dimostrerebbero anche i suoi conti correnti, che spera vengano controllati dai magistrati perché da essi si può dedurre in piena trasparenza «che le società sono state finanziate esclusivamente con risorse della mia famiglia, completamente tracciabili».

 

(Credits immagine di copertina: ANSA/ YOUTUBE)