Paniz chiede a Taverna di dare una casa alla madre «con i 17mila euro dello stipendio» | VIDEO

di Redazione | 10/02/2020

vitalizi al senato
  • Maurizio Paniz e Paola Taverna sono intervenuti a Non è l'Arena

  • L'ex senatore PdL ha accusato la senatrice M5S di non rispettare gli italiani sulla casa popolare della madre

  • La risposta sui privilegi dei vitalizi ai senatori

Scontro dai toni altissimi Paniz- Taverna a Non è l’Arena. L’ex senatore di Forza Italia Maurizio Paniz e l’attuale vicepresidente del Senato del M5S Paola Taverna si sono confrontati in maniera molto accesa. L’oggetto del contendere erano i vitalizi e il ricorso presentato da 700 parlamentari contro la decisione di ricalcolare il contributo per i senatori. In una sorta di dibattito surreale su chi sia più privilegiato dell’altro, Paniz ha ricordato a Paola Taverna la vicenda della madre e del presunto alloggio all’interno di una casa popolare.

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Paniz-Taverna, scontro sulla casa della madre della senatrice M5S

«Invece di star qui a parlare di vitalizi – ha detto Paniz – perché non trova un alloggio a sua madre con i 17mila euro che prende da vicepresidente del Senato? Così non la fa stare in una casa popolare. Troppo facile parlare di stato sociale in pubblico quando non se ne rispettano i principi in privato».

Paniz-Taverna, la risposta sui vitalizi

Paola Taverna ha risposto in maniera piccata, affermando che la situazione non fosse affatto come era stata dipinta dall’ex senatore Paniz. «Sono una cittadina, prima di essere vicepresidente del Senato – ha replicato – e in quanto tale lei non deve permettersi di entrare in questioni che riguardano la mia sfera privata. Le cose non stanno affatto come dice lei, si legga le carte. Lei vuole difendere un suo privilegio, mentre mia madre vive con me a Torre Maura in un appartamento di 50 metri quadrati nella periferia romana. Inoltre, io non percepisco alcun emolumento, visto che da esponente del Movimento 5 Stelle ho restituito 300mila euro dall’inizio della precedente legislatura».

Il dibattito è andato avanti tra frecciatine e gestualità inequivocabile. Ai tempi del coronavirus, ai tempi di un’Italia che ha bisogno sempre di maggiori infrastrutture e di un sistema di regole che possa rendere efficace l’inserimento sul lavoro, il dibattito sui privilegi di pochi – in tutte le sue sfumature – sembra davvero ormai manierismo.