Ma siete sicuri che quello di Mollica a Sanremo fosse un ologramma?

Il collegamento di Fiorello dal balconcino dell'Ariston è stato presentato come una grande innovazione tecnologica. Ma è stato davvero così?

03/03/2021 di Gianmichele Laino

Effetto wow. È quello a cui puntava la Rai proponendo un’intervista di Fiorello con l’ologramma di Mollica direttamente dallo storico balconcino di Sanremo. Del resto, il mostro sacro del giornalismo culturale del servizio pubblico meritava un omaggio: questo è stato il primo Festival senza Vincenzo Mollica, che è andato in pensione lo scorso anno. Ma visto che Sanremo non poteva essere Sanremo senza una sua qualche presenza, allora Fiorello ha pensato bene di fare questo gradito omaggio alla sua carriera. E se già in passato aveva sperimentato soluzioni diverse per evocare lo spirito di Mollica (durante Viva Raiplay, ad esempio, si era inventato il pupazzo del giornalista che interveniva dalla galleria), quest’anno ha scelto la formula dell’ologramma.

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Ologramma di Mollica, come sono andate davvero le cose

Ma siamo davvero sicuri che quello che abbiamo visto ieri sera fosse un vero ologramma? Siamo rimasti sorpresi anche noi, poi abbiamo letto qualcosa sull’argomento e abbiamo anche raccolto qualche parere esperto sul tema. Non è un concetto semplice, ma proviamo a sintetizzarlo nella maniera più divulgativa possibile. L’effetto dell’ologramma, banalmente, è quello che possiamo immaginare quando sul cruscotto della nostra automobile appoggiamo un oggetto e lo vediamo “proiettato” oltre il parabrezza, inclinato di 45° rispetto al piano. Paradossalmente, è proprio quello che serve – di base – per creare un ologramma: una superficie riflettente, creando una inclinazione di 45° rispetto alla fonte dell’immagine.

In generale, per produrre un vero ologramma – il cosiddetto “fantasma di Pepper” – serve dello spazio. Improbabile, dunque, che sia stato utilizzato quello limitato del balconcino di Sanremo. E allora è più probabile l’opzione b: che una troupe sia andata da Vincenzo Mollica e abbia girato il materiale posizionando il giornalista contro un chroma key blu, verde o nero. Il chroma key viene utilizzato come canale alfa: all’inizio dell’intervista si vede addirittura la parte nera della giacca di Mollica diventare invisibile a causa del livello di trasparenza applicato. Il segnale, a questo punto, potrebbe essere arrivato in regia: un passaggio rapido e l’immagine di Mollica potrebbe essere stata sovrapposta a quella di Fiorello. Una operazione di post produzione, insomma: brillante, ma non un ologramma, sebbene abbiano mantenuto i canali in sovrapposizione in trasparenza per ricreare l’effetto di un’immagine olografica.

Sul volto di Mollica, inoltre, non sembrano notarsi i pixel tipici di un ologramma, effetto che si sarebbe verificato se, invece, fosse stata utilizzata una sorgente realizzata con i led panel. Anche il fatto che il giornalista abbia ringraziato, al termine dell’intervista, il direttore del TG1 Giuseppe Carboni e Emilio Barbui – project manager della Rai – lascia intuire che si sia trattato di una soluzione “interna”: non sono molte, del resto, le aziende che sono in grado di produrre un ologramma puro. Insomma, il dubbio – in fondo – rimane. Non è da escludere, comunque, che la riproduzione sia avvenuta secondo lo schema della proiezione da uno schermo inclinato di 45°: in quel caso si parlerebbe effettivamente di Fantasma di Pepper.

Del resto nella seconda serata, c’è stata qualche indicazione in più e qualche indizio che può far propendere per l’effettiva riproduzione di un’immagine olografica. Sempre in collegamento con il Tg1, questa volta è Fiorello a essere trasformato in ologramma: succede tutto sul palco dell’Ariston, dove viene montata una colonnina e il classico vetro inclinato di 45°. Ovviamente, la riproduzione “in scala” di Fiorello è dovuta a motivi di tempo: riprodurre un ologramma direttamente sul palco di Sanremo e in diretta avrebbe comportato un rischio molto alto, sia per il rispetto dei tempi, sia per l’effettiva riuscita. L’ologramma “portatile” – realizzato effettivamente con uno schermo inclinato a 45° – è stata una soluzione più sicura.

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