Il Myanmar vuole riaccogliere i Rohingya, ma nessuno di loro vuole tornarci

di Gaia Mellone | 15/11/2018

  • L'operazione di rimpatrio dal campo di Unchiprang

  • Il Myanmar assicura che ci sono delle nuove case per i Rohingya, ma che non potranno mai lasciare la città

  • Il rientro è su base volontaria, ma nessuno ha dato il proprio consenso

Dopo aver trovato rifugio in Bangladesh, i rifugiati Rohingya potrebbero tornare in Myanmar. Peccato che nessuno di loro abbia intenzione di ritornarci. Molte delle persone inserite nella lista di “rientri approvati” sono irreperibili.

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Il Bangladesh si è detto pronto a dare tutta l’assistenza necessaria ai rifugiati per rientrare nel Myanmar: medici, trasporti, cibo. Quattro camion e tre bus sono fermi nel campo di Unchiprang da stamattina, pronti a partire. Ma nessuno ha intenzione di salirci. Inizialmente il rimpatrio era stato annunciato come obbligatorio, ma il governo del Bangladesh ha ritrattato, spiegando che sarà destinato «solo a chi vuole tornare in Myanmar volontariamente». Intanto è stata creata una lista di 50 famiglie il cui rimpatrio è stato approvato, ma sono tutti assolutamente contrari al rientro. Molti di loro sono addirittura spariti: probabilmente sono scappati rifugiandosi in altri campi vicini.

«Rimpatrieremo solo su base volontaria»: ma nessuno ne ha intenzione

 

Mohammad Abul Kalam, il commissario del Bangladesh per la riabilitazione dei rifugiati, ha detto al Guardian che lui e il suo team hanno completato tutte le preparazioni fisiche e logistiche per facilitare il rimpatrio. «Abbiamo deciso di rimpatriare i rifugiati del campo Unchiprang oggi – ha dichiarato ai giornalisti britannici – Se qualcuno vuole farlo volontariamente, li aiuteremo ad attraversare il confine», sottolineando più volte che non si tratta di una misura forzata ma esclusivamente su base volontaria. Eppure, più di 2000 Rohingya sono stati messi su quella lista senza dare il proprio consenso. E nessuno di loro si è detto disponibile a rientrare con le attuali condizioni.

Come riporta il New York Times, i pochi che attraverseranno il confine sono 420 Hindu, ma il loro rimpatrio secondo Kalam verrà gestito in un secondo momento. Eppure, i racconti sono molto diversi. Il NyT riporta le dichiarazioni di Saifullah, che vive nel campo Balukhali, secondo cui il  responsabile del campo ha minacciato «azioni severe» verso gli altri rifugiati se i Rohingya della lista non rientreranno in Myanmar. «Stanno minacciando di bloccare la fornitura di razioni ai rifugiati, dic Enzo che gli verrà vietato di lavorare con diverse Ong e non avranno la libertà di movimento».

Il Myanmar promette delle case, ma vieta di uscire dalla città

Al momento lo scenario che si prospetta ai Rohingya in Myanmar non è affatto migliorato. Le violenze perpetrate contro la minoranza musulmana sono state riconosciute come un genocidio dalle Nazioni Unite, e alla notizia del rimpatrio ci sono state diverse manifestazioni contrarie. Il governo del Myanmar da parte sua ha assicurato alla comunità internazionale che i Rohingya verranno ospitati in nuove case costruite a Maungdaw, una delle tre aree in cui i Rohingya vivevano prima delle azioni di repressione. Non gli sarà però possibile viaggiare fuori dalla città. 

(Credits immagine: © KM Asad via ZUMA Wire))

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