Come il DSA interviene sulla mancata trasparenza degli inflluencer

Si tratta, in ogni caso, di un elemento normativo che ha previsto una importante opera di sensibilizzazione sulla categoria

19/02/2024 di Gianmichele Laino

Sebbene il settore sia abbastanza “giovane”, le leggi – a livello europeo – sugli influencer non mancano. Insomma, si è diffusa una certa vulgata (si veda, ad esempio, il caso di Chiara Ferragni e del pandoro Balocco, un esempio per tutti) in base alla quale le normative comunitarie e nazionali non stiano facendo abbastanza per disciplinare un settore che, al contrario, è in continua espansione. Questa affermazione sarebbe stata vera, se fosse stata pronunciata tra il 2019 e il 2020 quando – a una contingente esplosione del settore dei content creator – le istituzioni si erano fatte trovare sostanzialmente impreparate. La pandemia di coronavirus, con il conseguente aumento dell’utilizzo delle piattaforme online in tutte le loro declinazioni, ha però costretto il legislatore a porsi alcune domande su un settore che, in qualche modo, era diventato una sorta di far west. Il risultato di questa presa di coscienza può essere misurato nell’impatto del Digital Services Act sull’intero settore degli influencer: sia sul loro ruolo pubblico nel corso delle attività di infotainment di cui sono responsabili, sia sul loro ruolo commerciale nell’ambito di partnership con grandi brand.

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Leggi sugli influencer, quali sono e cosa comportano

Tutte le piattaforme online che agiscono all’interno dello spazio dell’Unione Europea devono in qualche modo essere considerate affidabili. Per questo motivo, il DSA prevede che gli influencer debbano dichiarare esplicitamente le loro partnership commerciali in essere. In più, gli influencer che si qualificano come trader devono fornire informazioni per garantire la loro tracciabilità prima di utilizzare una piattaforma online per promuovere o offrire i propri prodotti o servizi.

Abbiamo già approfondito in altri monografici l’equiparazione tra gli influencer e i fornitori di media audio-visivi (valida soprattutto per i content creator con numeriche più importanti). In tema di comunicazioni pubblicitarie, secondo il Digital Services Act, questi ultimi sono tenuti a rispettare esattamente le stesse regole valide per i media audio-visivi. Di recente, questo schema è stato seguito – a livello nazionale – anche dall’Agcom, che ha esposto i vari criteri necessari per fare in modo che i content creator possano far riferimento al TUSMA (il testo unico per i servizi e i media audiovisivi) sia per la diffusione dei loro messaggi, sia per le collaborazioni pubblicitarie.

Secondo quanto previsto dal DSA, «le comunicazioni commerciali audiovisive degli influencer devono essere facilmente riconoscibili e non devono essere pregiudizievoli per la salute o la sicurezza; mentre i contenuti degli influencer non devono sfruttare l’inesperienza o la credulità dei minori e non devono mostrare irragionevolmente minori in situazioni pericolose». Per cercare di supportare i content creator nel nuovo sistema normativo che li riguarda, la commissione europea aveva lanciato il cosiddetto Influencer Legal Hub, una piattaforma che possa racchiudere tutte le leggi e le best practices per una attività trasparente.

All’interno di questa piattaforma informativa, chi intraprende questa carriera può sicuramente trovare tutti i riferimenti normativi a lui necessari: dalla Direttiva sulle pratiche commerciali sleali alla Direttiva sulle clausole contrattuali abusive, passando per la Direttiva sui diritti dei consumatori, la Direttiva sui contenuti digitali la Direttiva sulle vendite al consumo la legge sui servizi digitali e il Regolamento generale sulla sicurezza dei prodotti.

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