L’immunologo Le Foche spiega perché «entro le prime due settimane di maggio potremo uscire»

22/04/2020 di Ilaria Roncone

Francesco Le Foche, primario di immuno-infettivologia al day hospital del Policlinico Umberto I di Roma, è stato intervistato nel corso del programma di Rai Radio2 I Lunatici e ha spiegato perché, secondo «il suo ottimismo è basato sulla scienza», entro le prime due settimane del mese di maggio dovremmo poter nuovamente uscire e riorganizzare le nostre vita senza dover «restringere molto la nostra libertà e la nostra autonomia sociale». La morte del coronavirus sarebbe più vicina di quanto possa sembrare, secondo il suo parere.

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«Il ritorno alla vita normale non è così lontano poiché il virus tende a spegnersi da solo»

L’ottimismo di Le Foche ha basi scientifiche, come ha sottolineato a Rai Radio 2; ha anche aggiunto come «se  preso in tempo, il coronavirus non fa gravi danni». Il primario dell’Umberto I di Roma ha ipotizzato un ritorno alla vita normale che «non è da considerarsi così lontano» e per delineare il quale «dobbiamo attendere le prossime due settimane. Se le cose continuano in questo modo entro le prime due settimane di maggio potremo uscire e riorganizzare la nostra società». Riguardo il vaccino Le Foche ha affermato che potrebbe non essere più indispensabile tra un anno o un anno e mezzo ma, «qualora ci fosse questa opportunità, ben venga» perché «solo le vaccinazioni riescono a far scomparire del tutto i virus dalla faccia della terra».

Le basi scientifiche del ragionamento di Le Foche

Su quali basi scientifiche si basa l’ottimismo dell’immunologo? «Se questo virus si comporterà come dovrebbe e come la storia dei coronavirus ci fa pensare potremmo tornare alla nostra vita sociale», ha affermato. Le Foche ha ricordato che questo cornavirus è «per l’80% percento identico a quello della sars» e che, se si comporterà in maniera simile, «è destinato a scomparire». Stando al parere dell’immunologo, il covid-19 «dovrebbe aver avuto una fase pandemica che adesso si sta spegnendo». Nel corso dell’intervento il discorso è stato ampliato e portato sul piano di quello che si conosce in ambito scientifico sui coronavirus: «Tendono a dare delle pandemie e poi piano piano tendono a spegnersi da soli. Soprattutto quando c’è una riduzione della loro entropia sociale».

La «morte programmata del coronavirus»

La morte programmata di cui parla Le Foche è frutto del lockdown: «Non potendo contagiare le persone che sono chiuse in casa, piano piano questo virus non ha più la carica di diffondersi e quindi tende ad autospegnersi. Speriamo che questo avvenga rapidamente e sembrerebbe che i primi caldi possano essere d’aiuto». L’immunologo ha anche parlato di «vacanze estive plausibili» in Italia. Tra le altre cose Le Foche ha anche affermato che il virus «ci ha permesso di rivalutare meglio la sanità pubblica sul territorio, che va tutelata». Un rinascimento della sanità pubblica, quindi: «Tagli alla sanità e riduzione di personale e fondi hanno indotto a ridurre anche la medicina del territorio. Ora lo sappiamo. Riorganizzeremo la medicina del territorio, perché questo, lo ripeto, è un virus che non deve arrivare in ospedale».

(Immagine copertina da una puntata di Domenica In)

 

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