L’azienda Victoria’s Secret pubblicamente accusata da centinaia di modelle di «misoginia e abusi»

di Gaia Mellone | 07/02/2020

Dopo l’articolo pubblicato dal New York Times “Angels’ in Hell: The Culture of Misogyny Inside Victoria’s Secret“, in cui veniva esposto un problema di bullismo, misoginia e abusi all’interno dei vari livelli dell’azienda, le modelle non hanno visto alcun cambiamento. Per questo la The Model Alliance insieme a Time’s Up ha diffuso una lettera indirizzata al Ceo dell’azienda pretendendo un cambiamento immediato. 

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Sono più di cento le modelle e supermodel che hanno firmato una lettera aperta di accuse contro il Ceo di Victoria’s Secret, accusato di perpetrare una cultura di «misoginia, abusi e bullismo» all’interno dell’azienda. Nell’inchiesta pubblicata dal New York Times erano emerse testimonianze dirette di modelle che raccontavano di aver subito molestie sessuali ed essere state vittime di comportamenti di cattiva condotta da parte di decine di persone tra dirigenti, impiegati e appaltatori, presenti e passati. Non solo: le ragazze che avevano tentato di sporgere denuncia o perlomeno fare un reclamo, avrebbero subito anche minacce e ritorsioni.

Nonostante le ripetute richieste di dare un segnale positivo all’interno del gigante del commercio al dettaglio da parte del Ceo, nulla è cambiato. E centinaia di modelle, tra cui anche delle stelle come Amber Valletta, Christy Turlington, Edie Campbell e Iskra Lawrence, sono passate alla controazione.

The Model Alliance e Time’s Up si sono quindi unite in quella che promette essere una lunga battaglia senza esclusione di colpi. Nella lettera aperta indirizzata al CEO di Victoria’s Secret John Mehas, la Model Alliance afferma inoltre di aver incontrato la  “L Brands”, società madre di Victoria’s Secret, cinque mesi fa chiedendo «che la società intraprenda azioni concrete per cambiare la sua cultura di misoginia e abuso». Tuttavia, «la società ha rifiutato di agire». Nel testo della lettera di denuncia vengono dettagliate le ripetute lamentele di comportamenti inappropriati nei confronti di modelli e dipendenti, tra cui «body shaming, osservazioni oscene, molestie fisiche, ritorsione per aver rifiutato avanches, uso non autorizzato delle immagini dei modelli e pressioni per posare nuda senza compenso per scatti personali del fotografo».

«Il tempo per l’ascolto è passato molto tempo; è tempo che Victoria’s Secret intervenga per proteggere le persone dalle quali traggono profitto» continua la lettera che evidenzia come «le violazioni dei diritti umani non possono essere fermate con un esercizio di rebranding aziendale», esprimendo poi solidarietà alle «donne coraggiose che si sono fatte avanti e hanno condiviso le loro storie, nonostante i timori di ritorsioni o danni alla loro carriera».

 

(Credits immagine di copertina: Instagram victoriassecret)