Lascia il numero per una denuncia, poi le arriva un messaggio «per provarci»

di Gaia Mellone | 07/08/2019

  • Il racconto di Valentina Mira unisce violazione della privacy e sessismo

  • La ragazza aveva lasciato il numero di telefono per testimoniare in merito ad un abuso avvenuto in un bar

  • Il poliziotto ha poi usato il numero per scriverle a mezzanotte per provarci

Il racconto su Facebook fatto da Valentina Mira ha del paradossale. La ragazza aveva lasciato il suo numero di telefono alla polizia per poter testimoniare in merito ad un abuso a cui aveva assistito in un bar. Peccato che quel numero sia poi stato usato da un poliziotto «per provarci».

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Lascia il numero per una denuncia, poi le arriva un messaggio «per provarci»

A scanso di equivoci, Valentina Mira pubblica su Facebook lo screenshot della conversazione su Whatsapp avviata dal poliziotto. «Abbiamo parlato stasera al cell per il fatto di via Prenestina – si legge nel messaggio ricevuto poco dopo mezzanotte – mi sono permesso di scriverti». La ragazza allora ricostruisce tutte le tappe della vicenda.

Valentina Mira racconta di aver assistito ad un abuso mentre stava leggendo aspettando una persona in un bar in via Prenestina. La sua attenzione viene catturata da un litigio tra due fidanzati: la ragazza in sedia a rotelle stava venendo accusata dal fidanzato di averlo tradito.  Ad un certo punto la lite sfora nella violenza: «Lo stronzo l’ha gettata per terra. La scena era brutta e da come lui si poneva, già lo guardavo male da un po’ – scrive Mira –  Quando l’ho vista a terra sono intervenuta subito e altri più grossi di me mi hanno seguita». Soccorsa la ragazza, Valentina decide di fare una cosa «che non credo di aver mai fatto, cioè chiamare la polizia». Un gesto di civilità che, più tardi, sarebbe sfociato in qualcosa di assurdo.

Valentina Mari continua nel suo post spiegando che la ragazza disabile le confessa di aver già denunciato il fidanzato ma che lui le aveva fatto ritirare la denuncia. Dopo averle fatto compagnia per un po’, «le ho lasciato un foglietto con nome cognome e numero. Mi ha detto “se denuncio tu testimoni? Non mi lasciare sola”, esplicita, così. Ovviamente col cazzo che la lascio sola». E infatti nel pomeriggio intorno alle 18 Valentina riceve la telefonata della polizia « e gli racconto la mia versione che è identica a quella della ragazza».

Sarebbe dovuta finire lì, invece intorno a mezzanotte «il poliziotto con cui ho parlato al telefono mi scrive questo messaggio». Il poliziotto si presenta dicendole di essersi «permesso di scriverti» ma che «se ti da fastidio o non vuoi fai finta di nulla». Valentina però non fa finta di nulla e manifesta il suo sdegno dal suo profilo Facebook. «Cioè: nell’ambito di una vicenda del genere, questo qua si è permesso di rubare il numero mio per provarci? Possibile che non ci sia una legge che mi tuteli da una cosa così? Io il mio numero non l’ho dato a lui – scrive nel post –  Non ha il mio consenso per prendere i miei dati e usarli a mezzanotte con fini decisamente ambigui. Non l’ho neanche mai visto in faccia, quindi probabilmente si è andato a spizzare chi fossi su Facebook, oppure ci ha provato alla cieca (non so cosa m’inquieti di più)».

Valentina allora ha deciso di raccontare quanto successo su Facebook, chiedendo consigli su come procedere legalmente e cogliendo l’occasione per lanciare un appello: il sessismo esiste, e va combattuto anche e se soprattutto se arriva da parte di un agente delle forze dell’ordine.

(Credits immagine di copertina: Facebook Valentina Mira)

Scusate eh. Mi dispiace dover irrompere nella vostra estate sempre con storie di merda, però vorrei un consiglio. Cerco…

Gepostet von Valentina Mira am Montag, 5. August 2019