Brexit: il 95enne italiano che rischia diritti e cittadinanza dopo una vita di lavoro

di Daniele Tempera | 17/02/2020

  • Si chiama Antonio Finelli ed è in Gran Bretagna dal 1952: qui ha lavorato e qui percepisce una regolare pensione

  • Eppure le autorità oggi, dopo la Brexit, gli chiedono di dimostrare la sue residenza

  • La denuncia dell'Inca Cgil: frutto di un errore burocratico, ma la storia è solo la punta dell'iceberg

È uno degli effetti più molesti e imprevisti della Brexit. Sono molti i pensionati stranieri che, dopo una vita di lavoro, e di contributi versati nel Regno Unito, si sono trovati  a dimostrare di essere residenti in UK da almeno cinque anni. Una situazione paradossale frutto di grossolani errori burocratici, ma che sta mettendo sotto stress molti anziani. È ad esempio il caso di Antonio Finelli, pensionato di 95 anni, in Gran Bretagna dal 1952. Antonio è in pensione da 32 anni, eppure le autorità lo hanno invitato a dimostrare prove della sua residenza nel post Brexit. Una storia a metà tra il racconto Kafkiano, la letteratura di Dickens e il cinema di Ken Loach, quella raccontata dal Guardian.

Antonio è in Gran Bretagna da 68 anni. Arrivò nel dopoguerra, quando nel Paese servivano braccia e mani per la ricostruzione e gli “immigrati” erano essenziali nella rinascita di un Paese piegato da anni di devastazioni e sacrifici. Quasi 70 anni dopo al nostro connazionale vengono chiesti di fornire quasi 80 pagine di estratti conti bancari per certificare il suo diritto di restare nel Regno Unito. Un paradosso per un uomo che, percepisce attivamente la pensione, erogata dalle autorità britanniche, da 32 anni. Una condizione che stresserebbero chiunque, a maggior ragione un anziano di 95 anni. “Ho ricevuto la pensione e lavorato tutta la mia vita, non capisco perché devo fornire questi estratti conto bancari” ha dichiarato  al Guardian.

La denuncia della CGIL: un errore burocratico che si abbatte sugli anziani

Ma la situazione non è purtroppo una novità, come riporta l’INCA CGIL UK. Qualche tempo prima, il problema aveva riguardato un altro italiano di ben 101 anni, che negli archivi britannici figurava avere appena 1 anno: per ironia della sorte erano i genitori a dover fare richiesta per la cittadinanza. E secondo l’Inca CGIL UK, il problema potrebbe riguardare moltissimi cittadine Ue, spesso anziani e, proprio per questo, più indifesi rispetto agli errori della burocrazia. Il problema si troverebbe proprio nelle falle del Dipartimento per il lavoro e le pensioni, il  dipartimento esecutivo del governo del Regno Unito responsabile dell’occupazione, del benessere sociale e della politica pensionistica. Falle invisibili prima della Brexit, ma che oggi si sono trasformate in un dramma rilevante per molti pensionati e lavoratori comunitari. “Pensiamo che il problema è che i dati del Dipartimento non siano digitalizzati. Abbiamo segnalato il problema perché abbiamo visto molte persone anziane che sono venute da noi perché non erano state rintracciate in questi registri”confida al Guardian Dimitri Scarlato, volontario dell’Inca Cgil che aggiunge: “Mi sono occupato di circa 500 pratiche e circa la metà riguardavano gente anziana. Metà di questi profili sistematicamente non figuravano negli archivi e queste persone è stato chiesto di portare prove della loro residenza, nonostante percepiscano pensioni e siano qui dagli anni ’50”. Anche questo è Brexit.