Garante, TikTok e under 13: «Non è il blocco che avevamo richiesto, ma è un primo passo»

Le parole dell'avvocato Guido Scorza, membro del collegio del Garante per la protezione dei dati personali e relatore del procedimento

04/02/2021 di Gianmichele Laino

C’è un fatto che è sicuramente rilevante. Il Garante della Privacy italiano ha portato TikTok a un tavolo intorno al quale decidere alcune strategie comuni per vigilare sull’accesso alla piattaforma dei ragazzini al di sotto dei 13 anni. Un successo sicuramente diplomatico. Anche se, dal punto di vista della sostanza, si tratta soltanto di un primo passo: dal 9 febbraio, infatti, il social network più amato dai giovanissimi chiederà, per l’accesso, una verifica ulteriore dell’età dell’utente. Si tratta, nei fatti, di una sorta di autocertificazione che – se vogliamo – può essere aggirata anche piuttosto facilmente. Ma che deve essere senza dubbio considerata come prima tappa di un processo più ampio. Giornalettismo ne ha parlato in esclusiva con l’avvocato Guido Scorza, membro del collegio del Garante per la protezione dei dati personali e relatore del provvedimento. Garante e TikTok hanno trovato dei punti di contatto.

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Garante e TikTok, cosa cambia dal 9 febbraio

«Ci sono due aspetti rilevanti che verranno presi in considerazione dal 9 febbraio – ha spiegato Guido Scorza -. TikTok tornerà a chiedere l’età dell’utente che avrà accesso alla piattaforma. Non si tratta del blocco che avevamo richiesto, ma rappresenta comunque un qualcosa da cui partire. Soprattutto perché questo passaggio avverrà in concomitanza con una campagna informativa che sicuramente troverà spazio dentro e fuori la piattaforma, in modo tale da sensibilizzare l’utenza in maniera più vasta. La seconda cosa è che verrà modificata l’impostazione sulla data di nascita per gli infratredicenni: se fino a questo momento il blocco su TikTok per l’utente che dichiarasse di avere meno di 13 anni era valida solo per le 24 ore successive, adesso lo stesso blocco sarà valido anche successivamente».

Garante e TikTok

Ovviamente questo aspetto è molto importante anche se, tecnicamente, va comunque analizzato: TikTok riconosce il dispositivo o la risorsa di connettività dell’utente d’età inferiore ai 13 anni. Tuttavia, se lo stesso utente dovesse iscriversi nuovamente da un dispositivo diverso (ad esempio quello dei genitori o un altro device presente in casa), allora il blocco verrebbe aggirato. Stessa cosa per quanto riguarda la risorsa di connettività: TikTok bloccherebbe l’iscrizione effettuata sul wi-fi, ma darebbe via libera per l’iscrizione effettuata dalla rete dati. Sicuramente ci sono più “deterrenti” – e tra questi anche il raddoppio dei moderatori italiani che TikTok metterà a disposizione, oltre all’inserimento di un pulsante in app che potrà essere azionato se un utente dovesse avere sospetti sull’età di un altro utente -, ma dichiarare un’età diversa da quella che si ha realmente è ancora possibile. 

La discussione tra Garante e TikTok sull’intelligenza artificiale per individuare l’età dell’utente

Il passaggio che sarà forse ancor più determinante è quello che sfrutterà un sistema di intelligenza artificiale per riconoscere l’età degli utenti di TikTok. Guido Scorza ci ha parlato di questa innovazione e ci ha dato un’idea ben precisa sia sulle tempistiche, sia sulle modalità d’azione del sistema: «Nelle prossime settimane si potrà individuare lo strumento necessario al controllo dell’età a partire dagli algoritmi, ma ci vorranno mesi prima che questa innovazione sarà atterrata. Com’è noto, tutte le piattaforme ci suggeriscono amicizie o contenuti consigliati attraverso analisi comportamentali. L’idea è quella di mettere a disposizione dati che servono già di default a targettizzare l’utente dal punto di vista del marketing e della pubblicità per definire anche l’età dell’utente stesso».

Una soluzione che, comunque, si muove sopra un filo sottilissimo. Bisognerà avere garanzie che i dati utilizzati in questa fase siano quelli su cui l’utente ha già espresso il consenso. «Non vorremmo mai che per tutelare l’accesso alle piattaforme degli infratredicenni – spiega Scorza – si creasse un problema di privacy per gli ultratredicenni. Sarebbe un paradosso. In ogni caso, anche lo strumento dell’intelligenza artificiale ha il limite di essere un controllo ex post. Ci vuole un po’ di tempo per profilare un utente e, nel frattempo, l’infratredicenne potrebbe comunque avere accesso a contenuti inappropriati».

La soluzione definitiva, comunque, resta una legge per l’accesso ai social

La chiave di volta definitiva, secondo il collegio del Garante della Privacy, non può che passare attraverso la legge. L’ideale sarebbe chiaramente un provvedimento a livello europeo, ma anche i parlamenti dei singoli stati potrebbero, nel frattempo, agire da questo punto di vista. «Abbiamo messo un primo punto d’appoggio a un problema che, nonostante l’urgenza dettata anche dai recenti casi di cronaca, non può essere risolto subito. Oggi possiamo dire che TikTok riconosce il problema e si incammina verso la risoluzione. Il dialogo che si è aperto con questa piattaforma verrà sicuramente esteso ad altri social. Otterremo, magari, che una percentuale di ultratredicenni verrà bloccata dai vari step d’accesso più stringenti, ma la soluzione è che un parlamento decida che i ragazzi al di sotto dei 14 anni non possano concludere contratti con queste piattaforme».

La legge, dunque, come unico riferimento. Cercando di sottrarci, una volta per tutte, a questo modello che permette, con troppa libertà forse, di lasciare scelte ampie ai fornitori privati di contenuti.

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