Donald Trump ha minacciato di imporre nuovi dazi sull’import dalla Cina

di Gaia Mellone | 06/05/2019

Donald Trump ha minacciato di imporre nuovi dazi sull'import dalla Cina
  • L'8 maggio il vicepremier cinese arriverà in Usa per concludere le trattative commerciali

  • A pochi giorni dall'arrivo della delegazione Donald Trump minaccia su Twitter nuovi dazi

  • L'effetto sulle borse e «lo scontro di civiltà»

Questa settimana la delegazione di Pechino si recherà a Washington per chiudere le trattative commerciali tra i due paesi. Donald Trump però ha gettato nel panico la borsa minacciando nuovi dazi dal suo profilo Twitter.

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Donald Trump ha minacciato di imporre nuovi dazi sull’import dalla Cina

Sono bastati due tweet del presidente americano Donald Trump per creare scompiglio nelle borse mondiali, dal mercato asiatico fino a quelle europee. Il presidente ha infatti deciso di cinguettare minacciando nuovi dazi sull’import dalla Cina, proprio nella settimana che teoricamente sarebbe dovuta essere quella conclusiva. «Per 10 mesi, la Cina ha pagato dazi del 25% su 50 miliardi di dollari di prodotti high-tech e del 10% su altre merci per 200 miliardi – ha scritto Donald Trump nel primo tweet – Questi pagamenti sono parzialmente responsabili per i nostri grandi risultati economici. Il 10% salirà al 25% venerdì prossimo». Non solo: a poca distanza è arrivata anche la seconda parte: «325 miliardi di dollari di altri prodotti cinesi inviati negli Usa restano non tassati, ma lo saranno presto, al 25%. – rincalza il Tycoon –  Il negoziato per l’accordo commerciale con la Cina continua, ma troppo a rilento, mentre loro cercano di ritrattare. No!».

La reazione del mercato finanziario alla minaccia di Donald Trump

A seguito dei messaggi sul social la borsa asiatica ha registrato momenti difficili: Shanghai ha aperto sotto del 3% ed è poi caduta del 6%, mentre Shenzen del 7,95%, e Hong Kong è scesa del 3,2% per poi chiudere a -2,9%. Male anche per le Borse europee, dove Francoforte Parigi e Madrid hanno aperto in rosso rispettivamente con un -1,94%, -1,77% e -1,6%. Londra è chiusa per festività, mentre Milano ha aperto con un calo superiore al 2% limando poi in mattinata le perdite ad un -1,5%.

A rimanere stabile è l’euro, che si posiziona a 1,119 dollari, mentre lo Yuan ha decisamente risentito dell’effetto Trump, raggiungendo il livello più basso sul dollaro da inizio anno. La valuta cinese infatti ha ceduto terreno arrivando ad uno spot rate di 6,7882. Effetti anche sul petrolio: le quotazioni registrate in mattinata sono in deciso ribasso in mattinata, dove Wti cede 1,36 dollari a 60,58 dollari (nelle borse elettronicheasiatiche), mentre il Brent crolla di 1,40 dollari a 69,45 dollari.

La lotta Usa-Cina come «scontro di civiltà»

Pechino aveva preso in considerazione di annullare la visita prevista per l’8 maggio in Usa del vicepremier Liu He insieme alla sua squadra di tecnici, salvo poi scegliere la via del compromesso.  Geng Shuang, portavoce del ministero degli Esteri, ha infatti dichiarato di augurarsi che «Usa e Cina possano trovare una soluzione a metà strada». Forse l’attacco di Donald Trump è anche un modo per contrastare i toni concilianti usati da Joe Biden, avversario del Tycoon per le presidenziali 2020. Il Dipartimento di Stato è arrivato addirittura a parlare di «scontro di civiltà» nella lotta economica Usa-Cina: posizione rinforzata poi dalle dichiarazioni di Kiron Skinner, direttrice della pianificazione politica del Dipartimento, che in conferenza stampa ha tracciato un parallelismo con la guerra fredda. Quella con l’Unione Sovietica era una «competizione all’interno della famiglia occidentale, perché Marx era portatore di teorie europee – ha detto Skinner ai giornalisti –  Pechino non è figlia della filosofia e della storia occidentale, quindi per la prima volta nella storia ci troviamo di fronte a un avversario non caucasico». .

(Credits immagine di copertina: © Xinhua via ZUMA Wire)

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