Corte di Strasburgo condanna l’Italia: «Riveda la legge su ergastolo ostativo»

di Francesco Collina | 13/06/2019

  • Secondo la Corte di Strasburgo l'ergastolo ostativo lede la dignità umana

  • La corte contesta la mancanza di collaborazione con la giustizia come unico discrimine per ottenere gli sconti di pena

  • Nel merito del "fine pena mai" interverrà ad ottobre la Corte Costituzionale italiana

L’associazione “Nessuno tocchi Caino”, che da anni difende i diritti dei carcerati e si batte contro la pena di morte, l’ha definita una sentenza storica. La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha chiesto all’Italia di rivedere la legge sull’ergastolo ostativo (definito in gergo “Fine pena mai”) perché violerebbe, con trattamenti inumani e degradanti, la dignità umana del condannato. La sentenza è stata emessa il relazione alla vicenda di Marcello Viola che fu condannato all’ergastolo a fine anni Novanta per i reati di associazione mafiosa, omicidi e rapimenti e che si è visto respingere le richieste di uscita dal carcere, nonostante i giudici avessero accertato la buona condotta e un cambio positivo della sua personalità.

Ergastolo ostativo: perché lede la dignità umana

La decisione della Corte si basa sul fatto che la legge italiana non permette al condannato al carcere ostativo alcun beneficio (come ad esempio i permessi d’uscita e la riduzione della pena) nel caso non vi sia alcuna collaborazione con la giustizia. Secondo i giudici: «la mancanza di collaborazione è equiparata ad una presunzione irrefutabile di pericolosità per la società, ma – continuano – la collaborazione con la giustizia può offrire ai condannati all’ergastolo ostativo una strada per ottenere questi benefici», una via, però, ritenuta decisamente troppo stretta. L’obbligo a collaborare, infatti, costringe molti condannati a una scelta che potrebbe mettere in pericolo i loro familiari. Riferendosi al caso in questione, la condanna cioè di Marcello Viola, i giudici di Strasburgo obbiettano al legislatore italiano come la negazione dei benefici sia stata giustificata esclusivamente dalla mancanza di collaborazione nonostante i rapporti redatti indicassero la buona condotta del condannato e un cambiamento in positivo della sua personalità. Una impossibilità che – sempre secondo la Corte europea dei diritti umani – priverebbe l’ergastolano della possibilità di qualsiasi riabilitazione e quindi di poter un giorno uscire dal carcere. Tale eventualità viola così il principio base su cui si fonda la convenzione europea dei diritti umani: il rispetto cioè della dignità umana. Nella sentenza la Corte  ha anche condannato l’Italia anche al pagamento di 6 mila euro a Viola per i costi legali sostenuti per difendere i suoi diritti.

Nel merito del “fine pena mai” interverrà la Corte Costituzionale italiana a ottobre

Sergio D’Elia, Segretario nazionale di “Nessuno tocchi Caino”, ha commentato il verdetto definendolo il «preludio di quel che deve succedere alla Corte Costituzionale italiana che il 22 ottobre discuterà dell’ergastolo ostativo a partire dal caso Cannizzaro, nel quale Nessuno tocchi Caino è stato ammesso come parte interveniente. Il pensiero non può non andare a Marco Pannella, al suo Spes contra Spem che ci ha animati e nutriti in questi anni, e ai detenuti di Opera protagonisti del docu-film di Ambrogio Crespi “Spes contra Spem – Liberi dentro” che hanno liberato le menti dei giudici di Strasburgo».

 

(Nella foto il carcere milanese di Opera, ANSA/ MOURAD BALTI TOUATI)