Il contributo del CNR di Pisa alla storia di internet in Italia | RAM – La rete a memoria

Presentiamo la seconda puntata di un nuovo format di Giornalettismo: una serie di conversazioni in vocale con i protagonisti che hanno dato la loro impronta a internet in Italia

12/01/2022 di Gianmichele Laino

A tu per tu con i protagonisti della rete. È quello che si prefigge di fare il nostro format RAM – La rete a memoria. Nel corso di diverse puntate – disponibili anche sulla pagina Instagram di Giornalettismo -, si proporranno delle conversazioni con i protagonisti della storia di internet in Italia. L’idea è quella di un racconto attraverso una semplice conversazione via app di messaggistica, con gli intervistati che rispondono alle nostre domande con dei messaggi vocali. Un modo per entrare in empatia con chi – di solito – sta sempre oltre lo schermo del nostro pc. Il ciclo di puntate si inaugura con questa nostra intervista al dott. Domenico Laforenza, già direttore dell’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa. 

Il Cnr di Pisa è sempre stato considerato un luogo cruciale per la nascita di internet. Soprattutto per quanto riguarda l’esperienza italiana. Lo snodo decisivo è sempre quello dell’ormai famosa data del 30 aprile 1986: un segnale partiva dalla sede di via Santa Maria e arrivava direttamente a Roaring Creek, in Pennsylvania. In quel momento – è un aneddoto che fa sempre un certo effetto ripetere -, non c’era la percezione che quel passaggio sarebbe stato storico. Abbiamo provato a ripercorrere quegli istanti insieme al dott. Domenico Laforenza, già direttore dell’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (dal 2008 al 2019). All’epoca del primo contatto internet che ha attraversato l’Italia, era responsabile del Laboratorio di Calcolo.

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Il Cnr di Pisa e la storia del primo ping che consegnò l’Italia a internet

«L’entrata in internet dell’Italia – dice Laforenza ai microfoni di Giornalettismo – data 30 aprile 1986. Parte il primo segnale che, attraverso TeleSpazio e la sua rete satellitare, raggiunge la Pennsylvania. Il CNUCE collaborava già da tempo con i gruppi che lavoravano alla creazione di Arpanet, la nonna di internet. In particolare, il professore Luciano Lenzini, all’epoca ricercatore del CNUCE e poi professore di Ingegneria a Pisa: lavorava con due degli artefici della storia di internet, il dott. Vinton Cerf e il dott. Robert Kahn, i padri del TCP/IP, la lingua franca su cui funziona tutto internet. In realtà, il ritardo di oltre 6 anni fu causato prima di tutto dalla burocrazia e dalla lentezza dei processi decisionali del mondo accademico, ma anche e soprattutto dalla difficoltà di superare barriere culturali contro il networking, il nuovo filone di ricerca che da anni si stava sperimentando proprio a Pisa (si pensi ad esempio alla rete RPCNET che collegava i principali centri di calcolo dell’epoca con sistemi IBM). Persino tra gli operatori delle telecomunicazioni del tempo questi studi erano considerati importanti dal punto di vista scientifico, ma poco rilevanti dal punto di vista del business. In quegli anni, ci si concentrava principalmente sulla telefonia».

Sentire queste parole oggi crea davvero un effetto straniante. Oggi, non c’è nulla al mondo che non ruoti intorno a internet. La sensazione, invece, è che – ai tempi dei suoi primi sviluppi – internet venisse considerato una “questione da laboratorio”, sottoposta a quei tristi rischi che la ricerca, anche ai giorni nostri, si espone: i complessi processi burocratici che spesso scoraggiano il progresso. Oggi, chiaramente, internet è qualcosa di completamente diverso rispetto a ciò che era stato al momento dei suoi primi vagiti.

«La distanza tecnologica tra l’internet del 1969 e quello di oggi non sarebbe nemmeno così importante dal punto di vista dell’architettura (si pensi al TCP/IP o agli indirizzi ip). Quello che è stata una autentica rivoluzione è la velocità delle comunicazioni: all’epoca si parlava di poche migliaia di bit per secondo, oggi si parla di qualcosa di sostenibile a livello di gigabit al secondo o – su linee in fibra ottica di ultima generazione – addirittura di terabit al secondo. Da questo punto di vista si è fatto moltissimo, pensiamo al 5G di recente adozione, e la differenza tra l’internet iniziale e quello che noi viviamo oggi diventa, di conseguenza, abissale».

Come sta cambiando internet e come cambierà ancora, secondo Domenico Laforenza

Dati, cambiamenti, velocità. Internet è una corsa continua, difficilmente prevedibile all’epoca del primo contatto: «Non era prevedibile questo sviluppo – ci spiega il dott. Laforenza -, neanche da parte delle menti che l’hanno ideata dall’inizio. Era vista come un’autostrada dove calcolatori di grosse dimensioni potessero scambiarsi grandi file, ma era questo il limite della visione iniziale. Poi c’è stata l’accelerazione: nel 1990/91 c’è stata la nascita del world wild web e di tutto quello che poi il web ha permesso. Internet è stato sì l’autostrada, ma le automobili sono le pagine che vengono gestite dal web, la vera killer application per questa evoluzione».

E oggi, a dir la verità, queste autostrade sembrano sempre più intasate, piene di nuovi sviluppi, diramate verso sempre nuove destinazioni. Il dottor Laforenza ha provato a immaginare l’internet del futuro, con un salto temporale importante: «Tra le tecnologie del futuro sicuramente includerei l’internet delle cose che già oggi permea la vita dell’internet che viviamo. Con nuovi sistemi di indirizzamento, possiamo raggiungere e collegare a internet 340 miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di oggetti: dal frigorifero, al pacemaker, al calcolatore più potente. Ci sono delle tendenze ancora più avvenieristiche: si pensi alla cosiddetta quantum communication, ovvero l’applicazione dei concetti della meccanica quantistica per velocizzare le comunicazioni e per renderle più sicure. L’orizzonte è quello dei prossimi 10-15 anni massimo. Non dimentichiamo il ruolo che avrà la cybersicurezza, visto che il numero degli attacchi si fa sempre più corposo, giorno dopo giorno».

La storia va avanti, ma è inevitabile tornare a quel giorno del 1986. Oltre 35 anni di evoluzioni, passaggi che – in quei minuti – sembravano appartenenti a un mondo lontanissimo: «Il team che ha lavorato al primo ping che partì da Pisa e che segnò l’ingresso dell’Italia in internet ha sempre dato una risposta disarmante alla domanda sulle proprie sensazioni rispetto a quell’evento. Nessuno poteva immaginare quello che poi sarebbe successo, neanche i più importanti tra i visionari di questa epopea».

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