Il famoso e pluripremiato giornalista dello Spiegel che si inventava le notizie (incastrato dal suo collega)

di Gianmichele Laino | 19/12/2018

Claas Relotius
  • Claas Relotius, 33 anni, era un illustre giornalista di Der Spiegel

  • Per anni si è inventato le notizie

  • La rivista tedesca: «Uno dei punti più bassi nei 70 della nostra storia»

Pochi mesi fa, Claas Relotius aveva ritirato il premio per il miglior giornalismo d’inchiesta in Germania. Due anni prima, ne aveva vinto uno analogo indetto dalla CNN. 33 anni, era considerato l’astro nascente del giornalismo tedesco. Non a caso, lavorava per Der Spiegel, una rivista che ha come motto «Sagen, was ist», ovvero «racconta quello che è».

Chi è Claas Relotius, il giornalista dello Spiegel che inventava le notizie

Invece, Claas Relotius era un bugiardo seriale. Per anni, almeno da quando lavorava per lo Spiegel, si è inventato delle notizie, ha esagerato fatti, ha addirittura descritto posti che non aveva mai visitato. Non solo: si era inventato di sana pianta dichiarazioni o personaggi che gli avrebbero rilasciato dichiarazioni. Un metodo davvero poco deontologico e ci si meraviglia come tanti redattori esperti non siano riusciti ad accorgersi di nulla.

Un collega ha smascherato Claas Relotius

Quasi tutti i suoi colleghi lo ritenevano una penna infallibile. Tutti tranne uno. Juan Moreno, un suo collega che aveva collaborato con lui a un’inchiesta, aveva subito espresso dei dubbi sul metodo di consultazione delle fonti utilizzato da Claas Relotius. È stato lo stesso Juan Moreno che, mettendosi a indagare sul suo collega, ha scoperto il grande inganno.

Relotius, ora, si è dimesso dallo Spiegel. Che lo ha attaccato in un lungo e violento articolo. «Lasciatevi dire – si legge nel pezzo – che Claas Relotius, uno dei giornalisti più in vista, uno dei più stimati autori, un idolo per la sua generazione, non è un giornalista. Ma solo uno che inventava spesso favole». Lo Spiegel non ha esitato a fare autocritica, a definire la vicenda come «uno dei punti più bassi nei 70 di storia della rivista». E ha anche sollevato dubbi sull’organizzazione interna della redazione, che è riuscita a essere penetrata da una falla clamorosa, annebbiata dal fascino e dal successo del collega.

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