Cesare Cremonini riaccende la luce sulla tragedia di Corinaldo

di Enzo Boldi | 05/03/2019

Cesare Cremonini parla di Corinaldo
  • A tre mesi dalla tragedia di Corinaldo sembra che tutto sia caduto nel dimenticatoio

  • Cesare Cremonini prova a riaccendere la luce con un suo articolo per la rivista dei Vigili del Fuoco

  • Si parla dei veri problemi: non la musica che si ascolta, ma dove la si ascolta. E le responsabilità della politica

Sulla tragedia della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, in provincia di Ancona, si è detto tutto. Forse troppo. Dalle accuse allo spray al peperoncino, al locale riempito oltre misura fino ad accusare di satanismo la musica di chi doveva esibirsi quella maledetta notte tra il 7 e l’8 dicembre dello scorso anno. Settimane di polemiche in cui ciascuno è stato chiamato a dare una propria versione dei fatti. Poi, dopo mesi, arriva Cesare Cremonini che è riuscito a dare la versione più vicina alla realtà di cosa è accaduto e cosa si deve fare per evitare che fatti simili tornino a riempire le pagine di cronaca e riattivare i ‘telavevodettisti’ della prima ora.

«Nel rapido mondo dei social è già calato il sipario su quella notte di dicembre, in cui cinque ragazzini e una mamma hanno perso la vita schiacciati dalla paura e dal panico creatosi, pare, a causa di uno spray al peperoncino nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo – scrive Cesare Cremonini su Noi, la rivista dei Vigili del Fuoco che ha dedicato un ampio spazio alla tragedia nel suo 14esimo bimestrale -. Orario di chiusura della polemica, questa volta, perfettamente rispettato. Avanti il prossimo. Siamo invischiati a tal punto nell’appiccicoso battere e ribattere tra sconosciuti da non riuscire più a trarne nessun vero insegnamento».

Cesare Cremonini riaccende le luci sulla tragedia di Corinaldo

Come al solito, come sottolinea il cantante bolognese, il tam tam dei social si è placato quando l’argomento non era più attuale. A luci spente le indagini stanno andando avanti, ma questo sembra non interessare più nessuno dopo aver strillato accuse contro chiunque senza conoscere i fatti. «Si è data la colpa alle sciocchezze che commettono i ragazzini. Sbagliato. I ragazzini hanno il dovere di commettere sciocchezze, altrimenti sarebbero adulti – ha proseguito Cesare Cremonini -. Si è data la colpa alla musica che ascoltano. Indicibile. La tragedia sarebbe potuta accadere anche se quella sera fosse salito sul palco Gianni Morandi. Si è data la responsabilità ai gestori del locale. Troppo facile chiuderla così».

Il problema non è cosa, ma dove si ascolta

Il problema sottolineato da Cesare Cremonini è nel sistema che circonda il mondo della musica e non riguarda solo gli artisti e i cantanti, ma tutti quanti perché si tratta di un dramma culturale: «A nulla serve ricordare alla politica (e a chi amministra in genere), che in questo senso ha responsabilità gigantesche, quanto il divertimento dei giovani sia un segmento di mercato in cui operano migliaia di professionisti qualificati che si mischiano talvolta, a causa di una mancanza di regolamentazione adeguata e di una visione distorta del nostro mondo che sottovaluta le qualifiche necessarie per farne parte, a mestieranti improvvisati».

 

Le accuse alle canzoni ascoltate da giovani (o meno giovani) sono infondate, perché non centrano il vero fulcro del problema. «La domanda da porsi, una volta ancora, non è cosa ascoltano i giovani, ma dove vanno ad ascoltare la musica che amano. Dove sono costretti a suonare i musicisti e i Dj che il pubblico vuole seguire e supportare. Chiunque essi siano e senza distinzione di genere. In quali ambienti devono muoversi i tanti uomini e donne che montano e smontano palchi, luci, amplificazione. E ancora più importante dove devono operare i tantissimi lavoratori che si preoccupano di prevenire e in certi casi soccorrere situazioni disastrose in strutture al limite della decenza, tra centinaia di giovani in cerca di una serata serena con gli amici fuori dalle mura di casa, bulli che si nascondono facilmente nel caos e nel disordine di locali nati per un tipo di evento ma usati per mille altri. Molti dei palazzetti in cui si fanno concerti, così come i ponti, le case e le scuole italiane, cadono a pezzi».

(foto di copertina: Danilo D’Auria/Pacific Press via ZUMA Wire)