La denuncia di una madre: «Mio figlio rifiutato a catechismo perché disabile»

di Enzo Boldi | 13/02/2020

Catechismo
  • Il triste racconto arriva da Roma ed è stato raccolto dalla pagina Facebook Vorreiprendereiltreno

  • Luca ha 9 anni ed è affetto da distrofia muscolare

  • Voleva iscriversi a catechismo, ma il sacerdote ha detto di no

Chi, purtroppo, è costretto a vivere e convivere con una disabilità non chiede altro che essere trattato come tutti. La denuncia di una madre, pubblicata sui social, mostra come spesso e volentieri anche chi dovrebbe – per definizione morale – aprire le proprie porte alle persone meno fortunate, si trinceri dietro portoni e parole violente che non fanno altro che rendere ancor più difficoltosa una situazione di per sé complicata. La storia di Luca e del catechismo rifiutato è stata raccontata dalla pagina Facebook Vorreiprendereiltreno.

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«Mio figlio, Luca ha 9 anni, e nonostante lui non possa camminare, perché la distrofia muscolare non glielo consente, è un bambino che conduce una vita normale: va a scuola, ha tanti amici, esce, va al cinema – scrive Pia, madre del bambino, in un messaggio inviato alla pagina social che si occupa di disabilità e denuncia le discriminazioni sociali -. Luca è un bambino perfettamente inserito nella società e fa tutto in maniera autonoma spostandosi con la sua carrozzina».

Il bambino disabili rifiutato dal corso di catechismo

Un bambino come tanti che, a differenza di molti suoi coetanei, affronta quotidianamente le difficoltà di una condizione di salute che rende la sua vita molto meno facile. Ma il piccolo Luca prova a fare cose normali, come tutti. Come quando ha provato, in compagnia della madre, a iscriversi al catechismo presso la sua parrocchia. «Eravamo pronti per iniziare le lezioni di catechismo e ci siamo quindi presentati in parrocchia, a Roma, per l’iscrizione ai corsi – scrive ancora la donna -. Ma, con nostro grande sgomento, il sacerdote, invece di accoglierci come tutti gli altri, ci ha letteralmente buttati fuori. Il sacerdote ci ha chiaramente detto, utilizzando un linguaggio offensivo, che Luca non poteva iscriversi in quanto disabile e che ciò avrebbe comportato per loro una responsabilità che non potevano assumersi, aggiungendo che la chiesa non è un centro di riabilitazione, né un ‘parcheggio’ per bambini con disabilità, per le mamme che cercano un ora di svago».

La tonaca senz’anima

Un parcheggio per un’ora di svago. Queste le parole che il parroco di questa chiesa romana avrebbe rivolto alla donna. Frase infelice? No. Frase gravissima. Ci si domanda, spesso e volentieri, perché la Chiesa non riesca più a coinvolgere i fedeli. Forse la risposta è anche in questo racconto che vede protagonista il piccolo Luca che, come ogni fedele, voleva partecipare ai corsi di catechismo per ottenere uno dei sacramenti fondamentali della religione cattolica. La madre conclude il suo messaggio con un laconico: «Vorrei solo che si sappia che ci sono purtroppo in giro anche preti che indossano una tonaca senza avere un anima».

(foto di copertina: da pagina Facebook Vorreiprendereiltreno)

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