Blitz al CARA di Castelnuovo di Porto: richiedenti asilo in mezzo a una strada per colpa del dl sicurezza

di Gaia Mellone | 22/01/2019

  • Il CARA di Castelnovo di Porto è il secondo più grande di tutta Italia

  • Questa mattina un blitz con l'esercito ha avviato il percorso di smantellamento e sgombero

  • Il Comune: «Questa non è sicurezza! »

Poche ore di preavviso, nessuna soluzione pronta. Il CARA di Castelnuovo di Porto è il secondo Centro di accoglienza per richiedenti asilo più grande d’Italia dopo quello di Mineo, ed è stato oggi teatro di un blitz improvviso. L’intera struttura dovrà essere sgomberata e smantellata entro il 31 gennaio, e già oggi dopo il blitz improvviso molti richiedenti asilo si sono trovati in mezzo alla strada. Il sindaco Riccardo Travaglini ha immediatamente emesso un’ordinanza di protezione civile per poter dare ai migranti una piccola forma di sostegno, per quanto gli è possibile.

Blitz al CARA di Castelnovo di Porto, in centinaia senza una destinazione

Non sanno dove andare. I richiedenti asilo ospitati al CARA di Castelnuovo di Porto non sanno ancora dove verranno redistribuiti, verso quali regioni dovranno dirigersi e quali strutture potranno cercare di chiamare casa. Intanto, sanno che il loro percorso di integrazione nel comune in provincia di Roma è finito. Sono le conseguenze umane del decreto sicurezza tanto difeso da Matteo Salvini. Il CARA laziale è uno dei migliori esempi di integrazione tra migranti e cittadini, e moltissimi richiedenti asilo erano già nel pieno di un percorso lavorativo o di studio, primi passi per potersi costruire un futuro in un paese che ancora non ha deciso se essere con o contro di loro. In 150 si sono riuniti intorno alla fermata dell’autobus, con sulle spalle le poche cose che possiedono, sperando di poter trovare un’opportunità migliore nella vicina capitale.

Il Comune: «In un colpo solo vengono spazzati via anni di buon lavoro e 107 posti di lavoro»

Il Comune di Castelnovo di Porto fa sapere in una nota che da domani «inizieranno gli spostamenti di 300 rifugiati in tante regioni italiane, a cui si aggiungeranno le uscite obbligatorie dei titolari di protezione umanitaria, ormai senza più diritto all’integrazione prevista dalla seconda accoglienza». Con un colpo di spugna improvviso vengono spazzati via «anni di impegno e buon lavoro per un’accoglienza fatta di progetti educativi, inserimento scolastico, corsi ricreativi, iscrizioni alle associazioni sportive del territorio, collaborazioni volontarie e lavori socialmente utili, portata avanti dal Comune insieme alla prefettura di Roma». La nota del Comune, pubblicata anche su Twitter, sottolinea però che gli effetti della chiusura del CARA non colpiranno solo i richiedenti asilo: «Andranno persi anche 107 posti di lavoro dei dipendenti del gestore del Centro. Uno dei primi atti da parte di questa nuova amministrazione comunale, infatti, dopo il grande caos di Mafia Capitale, è stata proprio la sottoscrizione di un protocollo d’intesa con la prefettura di Roma per la realizzazione di progetti culturali e di volontariato ma soprattutto per l’inserimento scolastico dei bambini, che da domani saranno costretti a lasciare aula, maestre e compagni senza sapere dove andranno e cosa li aspetta». «Fra poche ore – conclude il Comune nel comunicato stampa – decine di persone si troveranno a girovagare per le strade di provincia a due passi da Roma, in pieno inverno. Questa non è sicurezza! I bambini e gli adulti verranno ‘confinati’, senza aver consentito loro nemmeno di salutare i compagni di classe, i compagni di squadra o i nuovi amici del paese. Alcuni sono titolari di permessi di soggiorno, altri senza carta d’identità. Tutti dovranno affrontare un nuovo viaggio senza meta. Questa volta, però, il viaggio avverrà in uno dei paesi fondatori dell’Europa. Quella stessa Europa fondata sui valori e sui principi di solidarietà e di riconoscimento dei diritti universali dell’uomo».

(Credits immagine di copertina: ANSA/MASSIMO PERCOSSI)