Monza, il procuratore si arrabbia con Salvini che anticipa un’operazione dei carabinieri prima che sia finita

di Redazione | 06/06/2019

arresti Monza

Ore 10. In tutte le agenzie di stampa circola questa dichiarazione di Matteo Salvini: «Beccati undici pregiudicati stranieri, quasi tutti irregolari, per tentato omicidio, spaccio, detenzione e porto abusivo di armi. Scatenavano la guerra per il controllo della droga a Varedo, nel Milanese: nessuna pietà per i venditori di morte. Grazie ai Carabinieri! Pene esemplari ed espulsioni!». A quanto pare, proprio mentre queste parole si stavano diffondendo, l’operazione dei carabinieri tanto lodata da Matteo Salvini era ancora in corso e non si era conclusa.

Arresti Monza, l’annuncio prematuro di Matteo Salvini

Dunque, il ministro dell’Interno – desideroso evidentemente di far conoscere a tutti l’ultima operazione delle forze dell’ordine contro pregiudicati stranieri quasi tutti irregolari – avrebbe messo a repentaglio l’esito di un’indagine coordinata dalla procura di Monza. E proprio dalla procura sono balzati giù dalla sedia quando hanno letto l’agenzia di stampa con la dichiarazione del ministro.

Tanto che, nel pomeriggio, il procuratore di Monza Luisa Zanetti ha fatto ricorso a una nota ufficiale per stigmatizzare il comportamento del ministro dell’Interno: «L’operazione, coordinata dalla procura di Monza è tuttora in corso: l’anticipata pubblicazione della notizia espone a rischio il buon esito della stessa – ha scritto la dottoressa Zanetti -. Con riferimento alle ripetute richieste di notizie che qui stanno pervenendo dagli organi di informazione, in ordine a una operazione di polizia nella zona di Varedo a seguito della commissione dei reati di tentato omicidio, spaccio di sostanze stupefacenti, porto e detenzione d’armi». La procuratrice, inoltre, ha affermato che tutte le notizie verranno diffuse alla stampa a tempo debito.

Non solo gli arresti Monza, i precedenti

Anche in passato, a onor del vero, la fretta di tweet ha portato irritazione nelle procure. Si ricorderà senz’altro il caso dell’allora ministro dell’Interno Angelino Alfano che comunicò sin troppo repentinamente l’arresto di Massimo Bossetti, nel caso – diventato di interesse nazionale – della morte dell’adolescente di Brembate Yara Gambirasio. Nel dicembre 2018, lo stesso Matteo Salvini – che pure aveva criticato Alfano in quella circostanza – si era reso protagonista di un episodio del genere, quando parlò, in anticipo sulla conclusione dell’indagine, di «altri 15 mafiosi nigeriani fermati dalla Polizia a Torino». In quella circostanza, fu il procuratore Armando Spataro a irritarsi con il ministro dell’Interno.

FOTO: ANSA/ GIUSEPPE LAMI