Sudan, la decisione dei militari: «Appoggiamo le proteste»

di Gianmichele Laino | 11/04/2019

Sudan
  • In Sudan, i militari si sono schierati con il popolo in rivolta

  • In molti stanno riportando le voci delle dimissioni di Omar al-Bashir, alla guida del Paese da 30 anni

Erano l’ago della bilancia di questa protesta in Sudan. Per settimane i militari sono stati divisi sul da farsi in merito alle proteste che hanno attraversato tutte le aree del Paese e che sono arrivate nella capitale Karthoum. Ora, a quanto pare, si sarebbero schierati con la popolazione in rivolta contro Omar al-Bashir, il presidente in carica da circa trent’anni che ha adottato misure impopolari per fronteggiare la crisi economica dello Stato.

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Sudan, le proteste dei militari che affiancano il popolo

Tra queste, c’è stata quella che ha fatto scattare le proteste, una sorta di scintilla che ha portato la gente in strada: si è trattato della decisione di alzare, di triplicare il prezzo del pane. Un vero e proprio atto inaccettabile per chi è costretto a tirare la cinghia per sopravvivere nello Stato africano. Così la gente è scesa in piazza, i militari sono rimasti a guardare a lungo, alcune proteste sono state represse anche nel sangue, con decine di morti.

Ora, però, i generali sembrano aver trovato un accordo: dal loro schieramento dipendevano le sorti dello Stato. I militari del Sudan stanno con la gente e hanno circondato il palazzo presidenziale, annunciando una decisione importante a breve. In molti pensano che sia già in atto una sorta di colpo di Stato, altre fonti indicano le imminenti dimissioni da parte di Omar al-Bashir, che scongiurerebbero una transizione violenta.

I simboli della rivolta in Sudan

Le proteste in Sudan sono state supportate anche dagli intellettuali che si trovano fuori dal Paese, in esili più o meno volontari. Intanto, nei giorni scorsi, aveva fatto il giro del mondo la fotografia di una ragazza di 22 anni, Alaa Salah, che si stagliava su un tramonto di Karthoum con il suo abito bianco e con un dito puntato. È stata definita la Statua della libertà del Sudan, è stata lei l’icona di questa protesta che sta volgendo al termine. Nelle strade, gli abitanti di Karthoum stanno già intonando i cori: «Bashir è caduto, ora ci sarà la libertà».

(Credit Image: © Mohamed Khidir/Xinhua via ZUMA Wire)

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