Politici e militanti di Casapound bloccati su Facebook, il movimento grida all’«emergenza democratica»

di Redazione | 09/04/2019

Blocco Facebook Casapound

Arriva una denuncia social da parte di Casapound. Diversi suoi esponenti, tra questi sia politici di primo livello, sia semplici militanti, avrebbero avuto dei problemi con le policy di Facebook. Il social network, stando alla denuncia di alcuni esponenti del movimento della tartaruga, starebbe bloccando i profili personali di diversi iscritti.

Blocco Facebook Casapound, la denuncia

Oltre alle varie pagine Facebook di Casapound, la denuncia è stata lanciata anche dalle colonne della testata di riferimento dei cosiddetti fascisti del terzo millennio, ovvero il Primato Nazionale: «Nel mirino dei “moderatori” sono finiti, fino ad ora – si legge nell’articolo -, Gianluca Iannone (presidente di CasaPound Italia), Andrea Bonazza (responsabile Cpi e consigliere comunale a Bolzano), Maurizio Ghizzi (consigliere Cpi a Bolzano), Emmanuela Florino (portavoce di Cpi Napoli), Carlotta Chiaraluce (portavoce di Cpi Ostia), Roberto Acuto (responsabile Cpi Napoli), Giorgio Ferretti (candidato Cpi ad Ascoli Piceno), Mario Eufemi (candidato Cpi a Nettuno), Fernando Incitti (responsabile di Frosinone ed ex candidato sindaco), Fabio Barsanti (consigliere comunale Cpi Lucca)».

Blocco Facebook Casapound, le motivazioni

Secondo Casapound, quanto sta avvenendo sarebbe un vero e proprio disegno organizzato per «cancellare le voci dissonanti rispetto alla narrazione dominante». Tra le varie persone a cui è stato bloccato l’account personale, c’è anche Emmanuela Florino, che è stata candidata in passato nelle liste di Casapound per la Camera dei Deputati. Quest’ultima ha pubblicato uno screenshot che dovrebbe contenere la pagina di Facebook con chiarimenti sull’avvenuto blocco:

Tra le motivazioni individuate da Facebook, ci sono il fatto di «sostenere un gruppo violento e/o criminale, esprimere minacce verosimili rivolte a terzi o promuovere comportamenti autolesionistici, prendere di mira altri utenti del sito, diffondere discorsi inneggianti all’odio o alla discriminazione verso le persone per la loro razza, etnia, nazionalità di origine, religione, sesso, orientamento sessuale, disabilità o malattia». Alcuni account chiamano in causa l’articolo 21 della Costituizione, quello sulla libertà d’espressione.

Casapound, negli ultimi giorni, sta conquistando molta visibilità in seguito alle proteste contro i rom in due quartieri della periferia di Roma, Torre Maura e Casal Bruciato. Inoltre, qualche giorno fa, Casapound ha depositato il simbolo per la sua candidatura alle elezioni europee con il gruppo Destre Unite.

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