Il caso Kean e il paradosso delle giustizia sportiva italiana sulla legittima offesa

di Enzo Boldi | 05/04/2019

Kean
  • Il giudice sportivo ha predisposto ulteriori accertamenti sui cori razzisti a Kean e non sanziona i tifosi del Cagliari

  • Nel comunicato su legge che occorre valutare in quale fase della partita sono partite le offese

  • Una decisione che autorizza la legittima offesa

Se il Parlamento italiano ha approvato la legittima difesa, la giustizia sportiva nostrana ha fatto molto di più: ha deciso di rimanere inerte di fronte ai cori razzisti approvando la legittima offesa. L’immobilismo di Gerardo Mastrandrea, colui che dopo ogni turno del campionato di Serie A valuta, analizza e sanziona le società e i calciatori per comportamenti inadeguati dei propri tesserati e tifosi, ha deciso di attendere ulteriori accertamenti sul caso Kean. Eppure i cori nei confronti del calciatore nero della Juventus e della Nazionale italiana sono stati palesi ed evidenti, oltre a esser stati tacitamente ammessi da tutti i presenti in campo, seppur cercando di dare una sfumatura diversa a quanto accaduto.

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In attesa di ulteriori accertamenti, con il rischio che – come spesso capita in Italia – tutto cada nel vasto dimenticatoio di un popolo che ha la memoria corta, i tifosi del Cagliari autori di quei cori beceri e razzisti nei confronti di Moise Kean non hanno ricevuto alcuna sanzione.  Serviranno «accertamenti istruttori supplementari a cura della Procura Federale in ordine ai cori di discriminazione territoriale di cui sarebbero stati oggetto Kean e Matuidi della Juventus – si legge nel comunicato del Giudice sportivo -, dovendosi in particolare con chiarezza appurare in che fasi dell’incontro i calciatori sono stati bersaglio dei cori».

Con il caso Kean è stata approvata la legittima offesa

La frase su cui porre l’attenzione è «in che fasi dell’incontro i calciatori sono stati bersaglio dei cori». Leggendo tra le righe, ma neanche troppo, per il Giudice Sportivo cambia l’interpretazione di quei buu razzisti se sono stati fatti prima o dopo i gol. Insomma, se lo sfogo per il colore della pelle di Kean (caso più emblematico perché è il calciatore del momento, ma è stato bersagliato anche il centrocampista bianconero Blaise Matuidi) sia arrivato solo dopo che l’attaccante ha allargato le braccia sotto la curva dei tifosi del Cagliari.

I casi nella storia del calcio

Per comprendere al meglio questo paradosso, dunque, facciamo un piccolo passo indietro nella storia. Partiamo dal caso Totti-Balotelli, con il famoso calcione: l’attaccante nerazzurro (all’epoca) provoca i calciatori della Roma in campo e alla fine il capitano giallorosso, sbagliando, lo insegue e lo stende colpendolo violentemente alle gambe. Oppure, un caso ancor più nazional-popolare, quello tra Materazzi e Zidane: il difensore della Nazionale dice qualcosa al numero 10 francese che, colmo di rabbia, si gira e lo colpisce con una testata. Poi, come è finita quella partita lo ricordiamo tutti. Ma questi sono solamente due casi-simbolo, ma la storia del calcio ce ne ha offerti tantissimi. Ecco, se il giudice sportivo (o l’arbitro) avesse deciso anche in quelle occasioni di optare per la legittima offesa, molte pagine della storia sarebbero cambiate. In peggio, perché due braccia larghe sotto una curva non possono essere la causa scagionante di tutti i beceri cori che ogni domenica continuiamo a sentire negli stadi italiani.

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