Di Maio accetta la sfida del referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari

di Redazione | 07/02/2019

Referendum costituzionale
  • Il Senato ha approvato in prima lettura il taglio dei parlamentari

  • Di Maio ha accettato la sfida dell'eventuale referendum costituzionale

  • Non si lancia in previsioni "fassiniane" e non nomina mai Matteo Renzi

Il primo passaggio al Senato si è compiuto questa mattina. La riforma costituzionale targata Movimento 5 Stelle – con il conseguente taglio di 345 parlamentari – ha avviato il suo iter, con somma soddisfazione di Luigi Di Maio e del ministro per i rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro. Il vicepremier esulta e sembra dare per scontato che questa riforma si possa portare a casa direttamente dopo il dibattito tra Camera e Senato. Insomma, non vuole pensare a un referendum costituzionale che si dovrebbe verificare nel caso in cui non si raggiungesse la maggioranza dei due/terzi nelle due aule per il voto.

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Riforma costituzionale, l’approvazione in Senato

A ricordarglielo – nella diretta Facebook con cui Di Maio ha annunciato il voto positivo in Senato (185 sì, 54 no e 4 astenuti) – è stato proprio il ministro Fraccaro. Alla domanda del vicepremier sulle tempistiche dell’iter per la riforma costituzionale, il titolare dei Rapporti con il Parlamento ha chiarito: «Dovremmo concludere entro l’anno. Ma potrebbe anche essere necessario ricorrere a un referendum costituzionale».

L’iter della riforma costituzionale e la sfida del referendum

Di Maio, a quel punto, ha accettato la sfida e ha lanciato il guanto soprattutto al Partito Democratico: «Non vedo l’ora di fare un referendum costituzionale in cui i cittadini siano chiamati a votare per un taglio di 345 parlamentari. Certo – ha continuato Di Maio – non mi voglio lanciare in previsioni fassiniane perché portano sfortuna. Ma mi sembra chiaro come andrebbe a finire». Curioso il riferimento a Piero Fassino, che fu l’autore della famosa frase su Beppe Grillo «fondi un partito e vediamo quanti voti riesce a prendere».

In ogni caso, dunque, la sfida per il referendum costituzionale è accettata. Il Movimento 5 Stelle ha predisposto una legge che taglia il numero dei deputati (da 630 a 400) e dei senatori (da 315 a 200). L’idea del taglio dei parlamentari era contenuto anche nella riforma costituzionale Renzi-Boschi, che avrebbe voluto ridurre il numero dei senatori a 100 unità. Tuttavia, sappiamo tutti come andò a finire. Oggi, il Partito Democratico ha votato contro il provvedimento, sostenendo che questo taglio non è stato inserito in una proposta organica. Forza Italia e Fratelli d’Italia, invece, hanno sostenuto la riforma.

«Mi sono goduto lo spettacolo – ha commentato Di Maio in chiusura -: da un lato c’era Forza Italia che, per decenza, ha votato a favore perché non vuole essere accusata di non aver partecipato a una legge che fa risparmiare soldi ai cittadini; dall’altro il Pd che, dopo averci propinato un referendum costituzionale che ha tenuto in scacco il Paese, adesso ci vota contro. Paradossale».

[FOTO: dalla diretta Facebook di Luigi Di Maio]