L’M5S contro la Maglie, «non più giornalista» a sua insaputa

di Daniele Tempera | 01/02/2019

Maria Giovanna Maglie
  • Polemiche sulla proposta di affidarle una striscia in prima serata dopo il TG1

  • Usigrai all'attacco: "Non iscritta all'Ordine da 3 anni"

  • La sua assunzione in Rai nel 1989 per merito di Bettino Craxi imbarazza i pentastellati

Lo spazio televisivo è di quelli che fanno gola, ma la scelta era inevitabilmente destinata a far polemica. È bufera sulla proposta di Rai1 di affidare la striscia serale di Raiuno, quella per intenderci che fu di Enzo Biagi con “Il Fatto”, alla giornalista Maria Giovanna Maglie. Fonti parlamentari parlano di forti malumori dal fronte grillino che difendono a spada tratta il principio della meritocrazia, una delle stelle polari del Movimento fin dagli esordi, contro la nomina della giornalista. La Maglie, che si dichiara fieramente “sovranista”, avrebbe infatti ammesso in un’intervista di essere entrata in Rai nel ‘91 grazie all’intercessione di Bettino Craxi.  Ma non solo, non sarebbe nemmeno iscritta all’ordine dei giornalisti da tre anni, come sottolineato dal tweet di Vittorio Di Trapani dell’Usigrai, l’unione sindacale dei giornalisti della Rai.

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Maria Giovanna Maglie, la polemica dell’Usigrai

La risposta di Maria Giovanna Maglie

Piccata e anche abbastanza curiosa la risposta della giornalista che arriva dopo qualche ora dall’attacco del tweet di Usigrai: “Il fatto di non essere iscritta all’Ordine dei giornalisti da tre anni non riesce proprio a sembrarmi un problema. Dall’84 a tre anni fa non mi pare che facessi parte dell’ordine dei pasticcieri. Mi sono semplicemente dimenticata di pagare la mia quota. L’iscrizione annuale era un’operazione burocratica di cui si occupava mio padre, che ora non c’è più”.

La Maglie, veneziana di nascita, ma romana di adozione, è stata a lungo giornalista de L’Unità. In Rai dal 1989, si dimise dall’azienda di Viale Mazzini nel 1993 per uno scandalo riguardante rimborsi spese gonfiati durante i suoi soggiorni all’estero. Negli anni successivi ha collaborato con vari giornali ed è oggi considerata una grande sostenitrice di Donald Trump al quale ha dedicato un saggio.

E la polemica sulla nomina apre anche un nuovo punto di frizione all’interno del governo con il Carroccio che si schiera compatto a difesa della giornalista: “Queste ‘interessanti’ polemiche confermano che la scelta di un professionista vero, intelligente e a tratti vulcanico, e’ assolutamente azzeccata per confezionare un prodotto indipendente, nuovo e destinato a creare dibattito” ha commentato Massimiliano Capitanio, segretario leghista della commissione di Vigilanza Rai.