La Fondazione Dalì vuole fare causa a La Casa di Carta

di Gaia Mellone | 25/01/2019

  • La Casa Di Carta è la serie non in lingua inglese più vista su Netflix

  • La banda di ladri indossa una maschera con la caricatura di Salvador Dalì, diventata simbolo in tutto il mondo della ribellione contro i poteri economici

  • La Fondazione Salvador Dalì ora chiede il risarcimento per la violazione dei diritti all'immagine del pittore spagnolo

I banditi de La Casa di Carta rischiano di dover gettare la maschera, per davvero stavolta. La Fondazione Gala-Salvador Dalì sta infatti intentando una causa per farsi pagare i diritti per l’utilizzo dell’immagine dell’artista all’interno della serie tv spagnola firmata Netflix. Lo riporta El Pais citando fonti interne alla fondazione.

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La Casa di Carta nel mirino della Fondazione Salvador Dalì

Dopo aver rubato la Zecca di Stato, la banda del Professore potrebbe dover sborsare una bella cifra per risolvere la controversia nata con la Fundación Gala-Salvador Dalí. La fondazione, nata per volere di Salvador Dalì nel 1983 con lo scopo di promuovere, proteggere e difendere la sua eredità e immagine, ha infatti avanzato delle precise accuse contro le case di produzione Atresmedia e Vancouver Media. L’utilizzo dell’immagine di Salvador Dalì per le maschere non sarebbe stato autorizzato dalla fondazione, e sarebbe quindi in contrasto con le norme di diritti all’immagine. «Stiamo procedendo a regolarizzare gli usi del diritto di immagine di Salvador Dalí» hanno fatto sapere dalla Fondazione.

La Fondazione reclama i diritti dell’immagine di Dalì, «la gestione esclusiva è dello Stato spagnolo»

La Fondazione ricorda che «è stata assegnata la gestione esclusiva allo Stato spagnolo dei diritti immateriali derivati ​​dal lavoro e dalla persona di Salvador Dalí» sottolineando che la controversia nata con i produttori de La Casa di Carta «non è solo di un problema economico». «Qualsiasi persona che desideri esercitare o sfruttare uno di questi diritti deve avere l’autorizzazione preventiva della fondazione – riporta El Pais – E se la fondazione è consapevole che questi diritti sono stati violati, viene fatto un tentativo di reindirizzare la situazione, chiedendo che vengano regolarizzati gli usi non autorizzati». Le fonti citate dal giornale spagnolo hanno anche aggiunto che il passaggio della serie televisiva nelle mani di Netflix «ha reso la questione più complessa».

La Fondazione reclama i diritti dell’immagine di Dalì, Vancouver Media: «È una caricatura»

Le dichiarazioni di Atresmedia sono però in difesa della scelta e dell’utilizzo dell’immagine caricaturale di Salvador Dalì. «Vancouver Media ha presentato un modello di maschera e tute rosse che piaceva al regista di fiction» hanno detto, sottolineando che la Fondazione Dalí non aveva inviato loro alcun requisito per regolamentare l’uso della maschera che riproduce «un disegno che ricorda Salvador Dalí, ma i baffi possono essere indossati da chiunque, anche se è stato Dalí la renderli popolari». Vancouver Media dal canto suo ha ribadito che si tratta di una caricatura e non di una riproduzione fedele, e che per questo non c’era nessuna autorizzazione da chiedere. «Un artigiano è stato incaricato di fare una caricatura esplicita per la serie e ci ha chiesto se dovessimo chiedere il permesso – hanno commentato da Vancouver Media – ma il nostro team legale ha chiarito che non era necessario dato che si trattava di una caricatura».

Invece di Dal’ avrebbe potuto esserci Don Chisciotte

Da Vancouver hanno anche raccontato la genesi della maschera con i lunghi baffi. Inizialmente era stato preso in considerazione anche il personaggio di Don Chisciotte «a causa della sua universalità e la sua follia», ma alla fine la scelta è caduta su Dalì «perché era un personaggio più iconico e molto più moderno di quello ideato da Cervantes». La maschera utilizzata dalla banda di ladri è diventata un simbolo di lotta all’oppressione economica e politica: è stata indossata in diverse manifestazioni avvenute in Arabia Saudita, Turchia, Francia, America Latina e in Africa «come icona per rivendicare diritti sociali e per combattere i poteri politici ed economici». Anche in Italia è stata usata da alcuni studenti. «La serie ha permesso al pittore di conoscere posti sul pianeta che altrimenti sarebbero stati complicati. È il miglior marketing per Dalí in tutto il mondo» hanno aggiunto i portavoce di Vancouver Media.

La maschera di Dalì, “l’assetato di denaro”

È anche vero che, sebbene si tratti di una evidente caricatura, il pittore viene citato più volte durante la serie, giunta ora alla terza stagione. In particolare, nel secondo episodio della prima stagione quando la banda le indossa per la prima volta. Rio chiede agli altri «Chi ha scelto questa maschera?». Dopo uno scambio di battute, Denver ribatte che per fare paura servono maschere di  «Zombie, scheletri, la morte» ma viene interrotto da Berlino che afferma deciso «se è armato, un matto fa più paura di uno scheletro, te lo assicuro». Quindi Denver ribatte: «Chi è lo scemo con i baffi?» ed è Mosca a rispondergli dicendo «Dalì, figliolo. Un pittore spagnolo, era molto bravo». Pare anche che Salvador Dalì fosse un grande amante del denaro,  tanto che il padre del surrealismo André Bretón coniò per lui il soprannome di Avida Dollars (assetato di denaro), variando l’ordine delle lettere del suo nome. E adesso, la Fondazione in suo nome ripercorre i passi della stessa passione.

(credits immagine di copertina: Instagram lacasadepapeltv)