La sopravvissuta di Avellino: «Avrei preferito morire che sentire questa sentenza»

di Gaia Mellone | 12/01/2019

Avellino, bus in scarpata. Sentenza
  • Per l'incidente del viadotto di Acqualonga sono state condannate 8 persone

  • Assolto l'amministratore delegato di Autostrade Giovanni Castellucci

  • Le lacrime della sopravvissuta: «Mi vergogno di essere italiana»

La sentenza emessa dal giudice per il tragico incidente di 5 anni fa ad Avellino ha portato alla condanna di otto imputati, ma ne ha assolti 7. Tra questi, l’amministratore delegato di Autostrade Giovanni Castellucci. La disperazione di Patty: «Io nella giustizia non credo più»

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La sopravvissuta all’incidente di Avellino: «Che schifo, mi vergogno di essere italiana»

Sperava di avere, finalmente giustizia Partorina De Felice, conosciuta come Patty. La donna ha perso il marito, il cognato e il nipote in quell’orribile incidente del viadotto. Anche lei era su quell’autobus, per tornare a Pozzuoli dopo una vacanza a Petralcina. Si è salvata, e sopravvissuta, ma dopo aver sentito le parole del giudice ha detto che «avrei preferito morire piuttosto che assistere a questa sentenza». Ha urlato, ha pianto, ha cercato di avvicinarsi ai banchi della difesa e del giudice. A raccogliere i suoi pensieri sono stati i cornisti presenti in tribunale. «Castellucci assolto, ma come fa? quaranta morti. E Genova?» si chiede Patty, «Mi vergogno di essere italiana. Non deve finire cosi».

Giuseppe Bruno ha perso i genitori nell’incidente di Avellino: «Dopo questa sentenza non crediamo più a nulla»

«Che schifo, per me la giustizia non esiste». Le parole di Partorina pesano come macigni 90 minuti dopo la sentenza emessa dal giudice. La speranza l’ha persa anche Giuseppe Bruno, che nell’incidente ha perduto il padre Salvatore ed Elisabetta. Ha incanalato il suo dolore e la sua disperazione nell’associazione “Vittime della strada A16”, e si avvicina a Patty per confortarla. «Chiediamo al governo e al ministero delle Infrastrutture più controlli» dice rivolgendosi ai giornalisti, «ma dopo questa sentenza non crediamo più a nulla. Imn aula c’è scritto “La leggere è uguale per tutti”, evidentemente non vale per i potenti».