Revenge porn in Sardegna, l’orrenda chat che umilia le ragazze denunciata da Insieme in Rete

di Redazione | 11/01/2019

  • L'associazione Insieme in Rete segnala un caso di revenge porn in Sardegna

  • La chat risale al 2017, ma è ancora diffusa in rete

  • Necessaria più che mai una legge contro il revenge porn

Umiliate, messe in vetrina, bersagliate dalla perversione e da un vero e proprio odio che si nasconde dietro alla spavalderia. Sono ragazze, donne. Vengono esposte alla mercé di commenti cinici e sprezzanti. Che si fa fatica a leggere fino in fondo. Succede anche in Sardegna, dove l’associazione Insieme in Rete – che si occupa di fare seriamente educazione civica digitale – ha denunciato un gravissimo episodio di revenge porn.

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Revenge porn, la segnalazione che arriva dalla Sardegna

La logica è sempre la stessa. Vengono pubblicate delle fotografie di ragazze in una chat privata. Nude e vestite, non fa differenza. Quello che conta, nell’assurda dinamica del gruppo, è quello di scrivere commenti, quasi fossero delle recensioni sulle esperienze sessuali avute con quelle stesse donne. Il tutto, ovviamente, a loro insaputa. Vittime ignare di un gioco che, alla lunga, diventa più grande di loro.

Fabio Piu, responsabile di Insieme in Rete in Sardegna, ha raccontato a Giornalettismo com’è avvenuta la scoperta di questa chat: «Questa sera ho ricevuto una segnalazione, da parte di un mio conoscente, che mi ha comunicato l’esistenza di un sito in cui vengono pubblicate fotografie di ragazze, senza il loro consenso, nude e non, con lo scopo di commentarle con gli altri utenti, nella maggior parte dei casi residenti nello stesso territorio delle ragazze ritratte». Le ragazze sono quasi tutte sarde, ma – a quanto pare – c’è anche qualche vittima che non risiede in regione.

«Insieme in rete – continua Fabio Piu – invierà i materiali alla Polizia Postale e sottolineiamo che chiunque si senta vittima, o venga a conoscenza di episodi del genere, può contattarci e chiederci supporto».

Gli orrendi messaggi nelle chat private dove ci si scambia le foto

Ogni messaggio diffuso su quella chat è una coltellata al cuore. Dietro improbabili nickname si nascondono persone senza scrupoli. I messaggi e le fotografie caricate risalgono al 2017, ma continuano a circolare ancora: basta avere l’accesso alla chat per poterli leggere. «Tipella che frequentavo l’anno scorso – si legge in un messaggio -: la sb****vo molto volentieri in faccia perché era una discreta cagna». La violenza sulla vittima di turno si comprende molto bene da queste poche righe scritte con una leggerezza disarmante: «Ne aggiungo qualcuna che non pare proprio contentissima di come sia andata a finire…ma trovate più eccitanti le foto dove la donna non sembra contenta». E poi particolari, morbosità, delirio di onnipotenza di chi pensa di poterla fare franca.

Il lavoro di Insieme in Rete e l’esigenza di una legge sul Revenge Porn

L’associazione Insieme in Rete ha deciso di diffondere un messaggio su Facebook per raccontare l’episodio. Da qualche tempo, insieme a Bossy e a I Sentinelli di Milano, i ragazzi dell’associazione hanno condiviso la petizione lanciata da Silvia Semenzin – che ha avuto un enorme successo su Change.org, raggiungendo le 80mila firme – per chiedere una legge contro il revenge porn. Le firme sono state consegnate alla deputata Laura Boldrini che, a breve, avvierà in Parlamento l’iter per provare a portare questa tematica all’attenzione delle camere.

Le chat occulte, i messaggi che circolano in rete, il senso di impotenza che le donne hanno nei confronti di chi le offende rendono sempre più necessaria questa legge. Ed ecco che diventa importante raccogliere denunce e segnalazioni. Per impedire che episodi, come quello avvenuto nel 2017 in Sardegna, possano ripetersi in qualsiasi altra parte d’Italia.

*Insieme in Rete invita a raccogliere denunce e segnalazioni di casi ed episodi di revenge porn, per sensibilizzare ed educare l’opinione pubblica sul tema. È possibile contattare l’associazione attraverso i suoi canali social.

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